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Una vittoria legale per l’acqua dedicata agli utenti vessati

Una vittoria legale per l’acqua dedicata agli utenti vessati

Gela – “Una vittoria finale che si preannunciava sin dalle prime battute benché la battaglia giudiziaria sia stata difficile. Ma al terzo giudizio abbiamo mantenuto il trend della ragione che ci ripaga di tanto impegno professionale ma soprattutto sociale verso i cittadini che hanno riposto e nei legali del mio studio, la loro fiducia”.  Commenta con queste parola l’avv. Lucio Greco la sentenza  2182 della Prima sezione civile della Cassazione che dà ragione agli utenti che non ricevono acqua potabile e che assegna loro il giusti risarcimento.  “In caso di disservizi nell’erogazione dell’acqua potabile, anche se dovuti all’inquinamento prodotto da insediamenti industriali, il risarcimento dei danni patiti dai cittadini che rimangono ‘a secco ’ lo deve pagare il gestore dell’acquedotto che si è impegnato alla somministrazione dell’acqua  – si legge nella  sentenza 2182 della Prima sezione civile  della Cassazione che apre la strada ad un’inversione di tendenza da anni atteso su  tema che tocca migliaia di cittadini che,  soprattutto in Sicilia, non possono contare su un flusso idrico costante e di buona qualità. Con questo verdetto, la Cassazione ha confermato la condanna a carico della Eas, ‘Ente acquedotti siciliani in liquidazione’, ex gestore della reta idrica di Gela, a pagare 853 euro di risarcimento danni in favore del presidente della Confcommercio di Gela Rocco Pardo, difeso dall’avv. Lucio Greco – uno dei paladini della battaglia contro l’Eas – per i disservizi patiti nel suo ristorante “nel periodo in cui il Comune di Gela aveva ordinato ai cittadini di astenersi dall’uso potabile dell’acqua in quanto i parametri chimici e i caratteri organolettici erano difformi da quelli previsti dalla legge”. “Lungo e difficile è stato il cammino che ha portato a questo riconoscimento. La prima sentenza è stata emessa dal Giudice di Pace del tribunale di Gela il 28 agosto del 2004 e ha dato ragione al mio assistito – racconta Greco –  creando un precedente nella battaglia iniziata in tempi lontani con l’associazione ‘Cittadini per la Giustizia’  che si è fatta carico di tante istanze dei gelesi che avrebbero voluto pagare il 50% della somma indicata nella bolletta , in quanto l’acqua era stata dichiarata non potabile. Poi la seconda sentenza è arrivata dal Tribunale di Gela il 1 luglio del 2007 e anche questa volta è stato riconosciuto il diritto al cittadino ricorrente di chiedere l’erogazione di acqua potabile e, in caso contrario, ottenere il risarcimento. Adesso la conferma della Cassazione ci convince ulteriormente che il diritto vantato è inopinabile e i gelesi devono pagare il giusto ovvero il 50% della somma riportata in bolletta quando l’ente gestore, anche per cause non direttamente dovute alla sua responsabilità, eroga acqua non conforme alle tabelle microbiologiche previste dal Ministero della sanità”.

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