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Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?

Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?

Rubrica di ispirazione religiosa a cura di Totò Sauna

Giovanni , 1-12
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Gli ultimi capitoli del Vangelo di Giovanni vengono chiamati anche “ Il Testamento di Gesù”. La scena è chiara. Gesù ha tutti i suoi apostoli davanti, riuniti, per l’ultima volta. E da le ultime raccomandazioni. Quanto volte lo facciamo con i nostri  figli. Fai questo, stai attento a questo e cosi via. Anche, Gesù lo fa e ribadisce un concetto: non cercate la felicità, la ricchezza, la gioia fuori di me, fuori dai miei insegnamenti. Io sono La Via la Verità la Vita. Non ce ne sono altri. Da gli ultimi consigli. Sono le sue ultime parole prima di morire. Parole che segnano una vita. La sua. La nostra. Parole che stupiscono per la loro forza, per la calma, per il sereno abbandono nelle mani del Padre. È Lui a rassicurare noi. Ci invita ad avere coraggio. Ci chiede di non avere paura. E usa il verbo che indica il timore suscitato dalla tempesta in mare. Siamo sempre un po’ in mezzo al mare in tempesta. Per le nostre vicissitudini personali. Per il modo in cui gli arroganti e i pazzi giocano a minacciare la fine di ogni cosa. La paura ci prende, vero.

Dio ci vuole accanto a sé e Gesù ci conduce al Padre. Dio ci vuole accanto a sé. Ma non magicamente, non come chi ottiene una insperata raccomandazione, un calcio nel sedere per sedersi accanto al Padre. Ci vuole accanto a sé come una calamita che attira a sé il ferro. E per imparare abbiamo un Maestro: Gesù.Sembra facile. Sperimentiamo nella nostra vita che cosi non è. Le cadute sono dietro l’angolo. Le delusioni sono frequenti. Siamo confusi. Il mondo pare che abbia smarrito la via. Pure noi. Si mette in discussione la famiglia e la sacralità della vita umana. Ci diciamo cristiani. Lo spifferiamo ai quattro venti, ma nessuno se ne accorge. Essere cristiani, a volte lo dimentichiamo, significa essere di Cristo, seguire Gesù, imitare Gesù, fidarsi di lui. Conoscerlo, anzitutto, e lasciarci amare. Frequentare la sua parola nella meditazione, cercarlo nella preghiera personale e comunitaria. Riconoscerlo nell’altro. In un mondo stracolmo di opinionisti e piccoli leader che urlano gli uni contro gli altri, Gesù indica se stesso come percorso, la porta attraverso cui le pecore possono uscire dai tanti recinti  in cui ci hanno rinchiusi. Diventare cristiani significa amare come Gesù ha amato, seguire la via, che non è un insieme di belle nozioni, ma una persona. Molti propongono la fede come un monolite di cose in cui credere o di rigidi comportamenti da tenere. Gesù, invece, ci dice che l’intera nostra vita è un percorso, fatto di sudore e stanchezza, di pause ristoratrici e momenti magici. L’importante è non essere rassegnati e morti, anche nella fede. Ma sempre pronti a camminare, a conoscere, a curiosare, a sapere, ad evolvere.

Come nell’amore umano, se la fede non si coltiva, avvizzisce.

Ciò che il cercatore di Dio è invitato a fare è mettersi in gioco, fino in fondo, non barare, non impigrirsi ma cercare, restare aperto e disponibile alla crescita intellettuale ed interiore. Chi ha scoperto Gesù nel proprio percorso può affermare con assoluta verità che il Signore gli ha donato la vita. Gli ha donato la speranza. Eravamo vagabondi su questa terra ora abbiamo una via. Eravamo ciechi ora abbiamo una luce e ci vediamo chiaramente. Non avevamo una meta un traguardo, un senso, ora capiamo tutto sappiamo tutto. Eravamo vittima degli eventi. Eravamo allegri se le cose andavano come dicevamo o pensavamo noi  eravamo tristi se ciò non capitava. Con Cristo nel cuore tutto cambia., riempiendolo di una gioia intima, profonda, eterna.

Gesù è la vita e dona la vita e il cristiano ama la vita e la dona.

Anche se la propria vita è acciaccata o dolorante, il discepolo sa che è un gigantesco progetto d’amore quello che si sta manifestando nel nostro mondo.

Ora sappiamo, come Tommaso. Anche noi, come lui, dobbiamo passare sotto l’epifania di Gesù in croce per capire la pienezza di queste parole. A anche attraversare il mare dell’incredulità e della prova. Ma dopo, lo sappiamo, il risorto è lì che ci attende.

 

BUONA DOMENICA

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