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“Troppo parrasciniu”. No del Consiglio comunale al Distretto dei biocarburanti.

“Troppo parrasciniu”. No del Consiglio comunale al Distretto dei biocarburanti.

Gela – La proposta dell’amministrazione comunale sul Distretto mediterraneo dei biocarburanti, non passa nonostante la convocazione del presidente Alessandra Ascia. Il progetto del Distretto mediterraneo dei biorcaburanti è stato proposto in termini di partenariato fra l’Agenzia del Mediterraneo, l’Istituto Euro-Mediterraneo di Scienza e Tecnologia,  l’Università Kore di Enna, l’associazione Nuova Direzione e l’associazione per la Dieta Mediterranea,  per dare vita ad una filiera industriale che ricicla gli scarti in agricoltura usati per la produzione di biocarburanti e bioplastiche. Il progetto già redatto ma non condiviso nella fase propedeutica è stato presentato dall’amministrazione, dagli enti ed agenzie in causa, al Consiglio comunale per chiedere l’approvazione.  I rappresentanti delle aziende hanno sostenuto che la città ha tutti i numeri  per diventare “un polo dei biocarburanti. Eppure il  metodo escludente usato dall’amministrazione nella redazione del progetto ha urtato i consiglieri dell’opposizione. Di parere differente i primi a prendere la parola, come Cascino, Ventura, Cirignotta che hanno mostrato interesse e velata approvazione per la proposta, nonostante Cirignotta abbia aggiunto che sarebbe stato opportuno coinvolgere la Regione in un progetto di tali dimensioni.  Non dello stesso parere i consiglieri del Movimento 5 stelle. “Biocarburanti, energia rinnovabile ed economia circolare sono belle parole – ha detto il consigliere Vincenzo Giudice che ha mostrato le sue competenze di agronomo, smontando le teorie messe in piazza –  Ma come facciamo a valutare se tutto questo rispetta le tradizioni agronomiche del comprensorio se non conosciamo tecnicamente quante tonnellate ha bisogno l’impianto? Quanta biomassa produce il comprensorio? Quanto è il ricavo per Ha per i veri agricoltori e non i soliti furbi che sfruttano i fondi europei senza produrre niente nella realtà.  Ma come si può parlare di iniziative che devono venire dal bass,o senza coinvolgere il vero settore agricolo? E sentendo che siamo ancora al metodo come dice il dottore Fulcro, rispondo che già siamo fuori strada in quanto prima si ascolta il territorio, poi si studia la fattibilità reale e poi si avvia il tutto. Che i residui vegetali come afferma il dott. Fulcro non sfruttano il suolo non è affatto vero dal momento che in questo modo si asporano elementi nutritivi anziché restituirli al terreno con la pratica agronomica del sovescio.  Tutto questo per quanto mi riguarda è solo sfruttamento del territorio sia dal punto di vista ambientale, agronomico ed economico”.Critico anche il consigliere Morgana. Amato ha detto che che si sarebbe aspettato un protocollo d’intesa finalizzato al risanamento ambientale ricercando tecniche alternative di bonifica di aree altamente inquinante impiegando le maestranze locali dopodiché mi sono soffermato sul sul sistema agroalimentare, il quale nel territorio gelese non è mai partito come dimostra obsolescenza dello stabilimento sorto col contratto d’area ex Zappalà.  Siragusa ha sottoneato che una scelta strategica di tale portata che si proietta nel futuro, avrebbe dovuto essere condivisa nella fase preparatoria e invece l’amministrazione, come al solito, fa tutto da sola.  Ma il vero scontro si è avuto dopo che il consigliere Casano ha chiesto ai rappresentanti delle aziende ed enti Gemanà ( del Gal di Caltagirone) Fulco e Sammartino, quanti posti di lavoro sono previsti per il territorio ed il dott. Germanà ha tradotto la richiesta come ‘parrascinu’ inutile. A questo punto Casano ha ripreso la parola, ha alzato il tono della voce ed ha apostrofato l’ospite con parole dure: “Anziché mostrarsi morbido in casa d’altri – ha detto – viene qui ad offendere un’intera popolazione da noi rappresentata”. Getta acqua sul fuoco il vicesindaco Siciliano che ha spiegato che il progetto rappresenta i prodromi di uno sviluppo a lunga gittata per questo non si possono dare dati su possibili posti di lavoro. La difesa di Siciliano non è bastata e i consiglieri si sono allontanati dal perimetro dell’aula, pur guardando dal di fuori, come si sarebbe conclusa la votazione. Tredici presenti: è mancato il numero legale e la seduta è stata sciolta. Nulla di fatto: solo parole.

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