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Pietra dopo pietra, mano dopo mano, la stazione dell’arte sarà realtà

Pietra dopo pietra, mano dopo mano, la stazione dell’arte sarà realtà

Gela – Prende forma pietra dopo pietra il progetto dell’associazione ‘Penziero Stupendo’ di veder realizzata quantomeno la pavimentazione esterna dell’ex scalo ferroviario. La stazione dell’arte stenta a decollare complice una crisi che non porta alcun imprenditore locale a investire nel progetto, forse troppo ambizioso per un territorio che non scommette più su se stesso. Ecco allora che una grande mano viene data dai minori stranieri non accompagnati di via Pozzillo. Quartiere che vai, immagine di solidarietà che trovi. Troppo spesso quando si parla di stranieri siamo abituati a sentirne parlare per episodi di cronaca nera e per eventi spiacevoli. Eventi che tutti noi aspettiamo di leggere per poter avere qualcosa o qualcuno da additare, per scaricare le nostre frustrazioni forse, la nostra rabbia nei confronti di un sistema corrotto, malato, pieno di ingiustizie e che non funziona. Oggi non vi raccontiamo una storia negativa: ma semplicemente ciò che riguarda delle persone che armate di buona volontà hanno iniziato, pietra dopo pietra, a costruire quel pavimento che nessun gelese ad oggi ha voluto o saputo costruire al di là del responsabile Totò Galanti che, minuziosamente, masso dopo masso, ha realizzato ciò che vedete in foto.  Questi ragazzini, per lo più provenienti dal Bangladesh, si trovano lontani dalle famiglie: senza raccontarvi perché (non a tutti interessa) oggi vi raccontiamo la storia di esseri umani che si trovano lontano dalla loro cultura dalla loro casa, dai loro affetti, ognuno per motivi diversi. Bene questi “ragazzini” minori stranieri non accompagnati, presi in carico dalla cooperativa Sol.Med di via Pozzillo a Gela, si sono messi a disposizione per pulire l’ex scalo ferroviario senza esitare un attimo. Armati di buona volontà hanno estirpato erbacce, spostato sassi, raccolto legna. Non hanno nulla da poter donare alla città che li sta accogliendo, se non un piccolissimo aiuto, per sentirsi parte integrante di un sistema dove non trovano vera collocazione.”Il loro cuore – ricordano alcuni responsabili – è uguale a quello di noi tutti, soffrono come noi, forse anche più di noi, sono nati sotto lo stesso cielo e l’unica “colpa” che gli si può attribuire e quella di sperare in un futuro migliore”. Quanto fatto oggi dimostra di certo la volontà di aiutare il territorio, offrendo una mano all’amico ‘straniero in patria’ Totò Galanti: ‘Qualcuno ha pietre da donare e mani da offrire? – Si faccia avanti’.

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