Cultura e Società

Studiare con gusto all’Accademia della cucina: 15 anni a Gela

Studiare con gusto all’Accademia della cucina: 15 anni a Gela

Gela – La tavola come un momento di piacere e di studio. Un luogo dove si gusta, dove di decidono affari, si festeggiamo eventi e si consumano svolte epocali davanti a caroselli di gusto. Non a caso l’ultima cena ha decretato il sacrificio di Dio e l’arte da Leonardo a Ghislandi passadno per De chirico e Andy Warhol che  ne hanno delineato i contorni.  Su questi cardini si fonda l’Accademia Italiana della Cucina è nata – naturalmente a tavola – quando un gruppo di amici, riuniti a cena il 29 luglio del 1953, ascoltarono e condivisero l’idea che Orio Vergani perseguiva da tempo: quella di fondare un’Accademia col compito di salvaguardare, insieme alle tradizioni della cucina italiana, la cultura della civiltà della tavola, espressione viva e attiva dell’intero Paese. Da allora L’Accademia della cucina è approdata in diverse città d’Italia e 15 anni fa anche a Gela. La delegata dell’Accademia di Gela, Concetta Battaglia ha voluto festeggiare il compleanno della sezione  con un momento culturale che si innesta nello spirito dell’organizzazione . Al Museo  archeologico regionale di Gela si è tenuto un incontro archeo-gastronomico in occasione del 15° anniversario della delegazione di gela dell’ A.i.c. con la presentazione del libro del modicano Marco Blanco I “Quaderni di Archestrato Calcentero”  edito da Bonfirraro e la prolusione su Archestrato di Gela a cura dell’insegnante di lettere classiche Laura Cannilla che ha accompagnato il pubblico in una passeggiata fantastica nel mondo greco dove il piacere non lasciava il passo a regole ingombranti. “Archestrato di Gela visse all’incirca nella seconda metà del IV secolo a.C. – ha detto la Cannilla –  è considerato precursore di Epicuro, i filosofi del tempo hanno  approfondito  il suo poemetto giunto a noi in 62 frammenti. Nel suo poema Archestrato racconta dei suoi lunghi viaggi alla ricerca delle migliori vivande e dei vini più pregiati; parla  del pane, della selvaggina, della produzione e della conservazione del vino e  soprattutto sui pesci, sulle qualità migliori, sulle provenienza”. E poi una serie di full immersion nelle etimologie delle parole identificano la nostra città ed i suoi sapori, con incursioni nelle tradizioni.  La cucina è una delle espressioni  della cultura di un Paese: la storia e della vita dei suoi abitanti, diversa da regione a regione, da città a città; racconta la storia dell’evoluzione di un popolo, come la lingua, come l’arte. La civiltà della tavola  racconta l’evoluzione del gusto che tramanda la tradizione . Salvaguardare il gusto, rappresenta il fulcro dell’identità di un popolo. E questo fa l’Accademia della cucina. Lo ha fatto con la presentazione del libro, i  “Quaderni di Archestrato Calcentero” di Marco Blanco vogliono raccontare alcuni aspetti della cucina siciliana aristocratica e conventuale ma anche del gusto attraverso l’evoluzione di alcune celebri ricette presenti nelle cucine isolane sin dal XVII secolo. Una monografia di carattere storico ma senza alcuna volontà di salire sulla cattedra, con un passo narrativo che pur rimanendo nel solco del rigore scientifico riesca ad incuriosire e a coinvolgere ogni lettore. Decine di ricettari antichi consultati, archivi di Stato e archivi privati diventati formidabili luoghi di scoperte, centinaia di libri d’esito di monasteri, conventi e repertori specialistici sfogliati pazientemente per tracciare un profilo “archeogastronomico” dove l’esuberante gusto siciliano va a braccetto con una metodologia di ricerca onesta e minuziosamente documentata. Un saggio destinato non soltanto agli addetti ai lavori ma a chiunque voglia andare oltre il folclore narrativo e la “tradizione” mai verificata: un piccolo contributo per comprendere in che modo l’umile storia di forni e pentolacce abbia potuto incrociare la grande Storia della terra di Sicilia, quella dei popoli e delle nazioni.

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