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Quando un foglio fa la differenza…

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Gela – Mancano i rilievi dei carabinieri e una donna investita rischia di dovere pagare di danni dopo averli subiti. È la vicenda giudiziaria di una giovane disoccupata gelese la quale dopo essere stata investita da un ciclomotore non riesce ad ottenere il giusto risarcimento dei danni  riportati, per un inghippo curioso. Nel fascicolo non erano stati allegati dalla cancelleria i rilievi dei Carabinieri intervenuti sui luoghi dell’incidente che, però, venivano prodotti nel successivo procedimento civile. Tuttavia  il giudice di pace applicando  l’art. 652 del codice di procedura penale che regola i rapporti tra giudizio civile e penale, ha rigettato la richiesta di risarcimento dei danni, non tenendo conto delle prove non inserite, ma esistenti, ovvero i rilievi comunicati dalle forze dell’ordine. A seguito di rituale appello, il Giudice del Tribunale di Gela ha confermato la sentenza del primo giudice, ritenendo anch’egli, che il giudicato penale di assoluzione dell’imputato “per non aver commesso il fatto” fosse idoneo a produrre gli effetti preclusivi, previsti dall’art. 652 c.p.c., nel giudizio civile di risarcimento danni”. Adesso la donna rischia di restare gravata non solo i danni subiti, ma anche  la beffa di dover pagare le spese della Giustizia cui si è dovuta rivolgere. Il 14 Dicembre si dovrà celebrare il giudizio dinanzi la Corte di Cassazione.

Il procedimento penale per le lesioni riportate da C.N. si era concluso con una sentenza di assoluzione del responsabile: “per essere l’impianto  probatorio insufficiente e lacunoso”.

In questo giudizio non erano stati allegati dalla cancelleria i rilievi dei Carabinieri intervenuti sui luoghi dell’incidente che, erroneamente erano stati prodotti in altro fascicolo.

La donna ,C.N.,  ha proposto ricorso per Cassazione rappresentata dall’Avv. Antonino Santagati che ha fatto rilevare l’errore di diritto in cui è incorso il Giudice del Tribunale di Gela  il quale ha ritenuto che la sentenza  penale di assoluzione dell’imputato, pur in assenza di prova della sua responsabilità, fosse idonea a provocare l’impossibilità “preclusione” di ottenere il risarcimento dei danni. Ma precisa l’Avv. Santagati, che tale impossibilità “preclusione”  di ottenere il risarcimento dei danni si verifica solo quando c’è la prova che  l’imputato  non ha commesso il fatto, e cioè quando, per fare un esempio l’investitore riesce a provare che al momento del sinistro si trovava in un luogo diverso da quello in cui si è verificato l’incidente.

L’Avv. Santagati ha precisato che aveva già lavorato ad un caso analogo:  in un precedente ricorso per Cassazione, il Consigliere relatore dott. Maurizio Massera aveva ritenuto inammissibile il ricorso N. 24490/2009 proponendone il rigetto. Tuttavia il collegio della Suprema Corte, nella circostanza, ha riconosciuto invece l’ammissibilità e la fondatezza del ricorso avverso una sentenza errata del Tribunale di Gela, accogliendolo con la sentenza N. 23952/10. “La sig.ra C.N. è fiduciosa che anche questa volta la Suprema Corte valuterà – dice il legale Santagati –  con la dovuta attenzione i motivi del ricorso depositato decidendo con la ben nota correttezza e coerenza che deve contraddistinguerlo! Notevole stupore e clamore sta destando la relazione di un Giudice della Suprema Corte di Cassazione di Roma il quale, chiede al Collegio il rigetto di un ricorso, indicando, però, precedenti decisioni della Suprema Corte che, lette correttamente, conducono alla direzione opposta e cioè all’accoglimento del ricorso per Cassazione”.

 

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