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Un passo in più per il porto. Ecco un progetto concreto ed avvenieristico

Un passo in più per il porto. Ecco un progetto concreto ed avvenieristico

Gela – Il Responsabile unico del procedimento della Gara di caratterizzazione ambientale Emanuele Sapienza ha affidato i lavori al RTI Geo Palnts Rsl, Ambiente e sicurezza ed Evagrin Snc di Dino Eferld e Filippo Gandolfo che ha offerto un ribasso del 36,121%  per un importo contrattuale di 372,565 euro più quasi 7000 per oneri di sicurezza. Il contenuto della delibera sarà trasmessa al dirigente generale del Dipartimento regionale della Protezione civile per l’approvazione degli atti di gara. Si chiude quindi un altro capitolo del lungo, estenuante iter verso la realizzazione del lifting del porto rifugio di cui si parla da anni ma che non  ha visto ancora la luce. Si tratta della somma di 5 mln e quasi 800 mila euro prelevati dalla compensazioni che non serviranno per l’intervento completo mentre ad Augusta, Marina di Ragusa e Marsala ( nella foto) . Per non parlare di Licata a due passi da Gela, dove si vanno a rifugiare le imbarcazioni in preda ai fortunali.  “Si chiama porto rifugio proprio per questo: perché le imbarcazioni si vanno a rifugiare – ha detto Vincenzo Casciana , qualche giorno fa al cospetto dell’assessore regionale Falcone –  e se non c’è un luogo sicuro le imbarcazioni dove vanno. Licata è il porto più vicino, ma per arrivarci gli operatori rischiano la vita e questo è il pericolo più grave”. In quell’occasione si parlava degli investimenti che l’Eni ha in programma per il gas, investimenti importanti  ma che risultano fine a se stessi. Il rappresentante degli operatori marittimi ha fatto rilevare come potrebbe cambiare l’economia mettendo veramente Gela al centro dell’economia del Mediterraneo come lo era nell’antichità. “E’ previsto il completamento della condotta sottomarina che va da ovest di Licata, attraversando il golfo di Gela – hanno sottolineato gli operatori –  La condotta in questione  verrà allocata al posto della condotta del dissalatore che, quindi,  verrà demolita per farle posto. Questa struttura entrerà nelle aree della raffineria dove verrà costruito un piccolo impianto per la pulizia del combustibile, quindi verrà condotto nel green stream che arriva dalla Libia. Dopo 2 anni circa di lavoro  non occuperà maestranze locali, non rimarrà nessuna traccia. Su questo la politica locale regionale e nazionale dovrebbe intervenire per bloccare il flusso di Gas e destinarlo al rifornimento di navi che dal 2020 dovrà avere propulsori a consumo del combustibile per diminuire l’inquinamento atmosferico. Dal mediterraneo, quindi, visto che le coste  vengono attraversate da circa 45. 000 navi l’anno, perché non deviare questi flussi a Gela? Perché bisogna fare una stazione di servizio da altre parti, considerando che a Gela abbiamo la materia prima? Con meno di 200 milioni, secondo la stima dei tecnici si potrebbe far decollare l’economia locale con grandissimi guadagni economici sia per l’azienda che vorrà affrontare questa sfida, tanto quanto per la zona costiera che va da porto Empedocle fino a capo passero. Inoltre, con il porto rifugio organizzato sulla scorta del finanziamento tanto annunciato, potrebbe aprire a Gela un enorme flusso marittimo che va dalla cantieristica, alle merci e nonché alla crocieristica. Tutto questo senza alcun impatto ambientale nè inquinamento per la stazione di servizio che dovrebbe nascere, inoltre il punto di attracco c’è già ed è quello della Diga Foranea”.

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