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Corte dei conti: quel pasticciaccio dei conti di Gela

Corte dei conti: quel pasticciaccio dei conti di Gela

Ecco parte della relazione trasmessa al Comune dalla Corte dei conti di Palermo sui conti ‘disordinati’ presentati all’organo di controllo. Si spiegano adesso molte  ‘fughe’  ed altri silenzi. Domani si terrà una conferenza stampa del gruppo  consiliare ‘Noi con l’Italia’, dove si daranno delle soluzioni pratiche e politiche

 

Esaminate le relazioni compilate dall’Organo di revisione del Comune di Gela sul rendiconto

2015 e 2016 e sul bilancio di previsione 2016/2018, per il Comune di Gela sono stai sentiti il Dr. Fabrizio Morello, Assessore al Bilancio, il Dr. Salvatore Pignatello, Segretario generale e il Dr. Alberto De Petro, Dirigente del Settore Unità di Bilancio.

La legge finanziaria  ha previsto, ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica e del

coordinamento della finanza pubblica, l’obbligo – a carico degli Organi di revisione degli enti

locali – di trasmettere alla Corte dei conti una relazione sul bilancio di previsione dell’esercizio

di competenza e sul rendiconto dell’esercizio medesimo, formulata sulla base dei criteri e delle

linee guida definite dalla Corte.

Con l’atto di deferimento indicato in premessa, il magistrato istruttore, dopo una disamina

delle relazioni pervenute sul rendiconto 2015 e 2016 e sul bilancio di previsione 2016/2018, ha

formulato una serie di osservazioni, evidenziando molteplici profili di criticità.

 

Di seguito si riassumono i profili di criticità posti a base dell’odierno deferimento:

Osservazioni in ordine al rendiconto 2015

  1. il forte ritardo nell’approvazione del rendiconto 2015, intervenuta con delibera di CC. n. 33

del 15/02/2017, rispetto al termine di cui all’art. 227, comma 2 del TUEL.

Il ritardo viene ascritto al complesso espletamento degli obblighi contabili discendenti dalla

prima applicazione del sistema di contabilità armonizzata, con la riclassificazione dei capitoli e

la elaborazione del piano dei conti integrato.

Si prende atto delle difficoltà incontrate, raccomandando tuttavia l’ineludibile rispetto dei tempi

fissati dalla legge per l’approvazione dei documenti contabili.

  1. la mancata corrispondenza del FPV in entrata sia di parte corrente (€ 3.029.680,05), che di

parte capitale (€ 0,00), con gli importi risultanti dal prospetto allegato alla delibera n. 438

del 23/12/2015 di riaccertamento straordinario dei residui (rispettivamente € 773.312,38 e

€ 13.153.050,94), nonché con i dati riportati nell’allegato al rendiconto “Composizione per

missioni e programmi del FPV”. Dalla risposta fornita dall’Organo di revisione sembrerebbe

che l’importo del FPV abbia subito variazioni nel corso del “riaccertamento parziale dei

residui”, effettuato con delibera n. 889/2016, e del riaccertamento ordinario dei residui di

cui alla proposta n. 3483/2016.

Il Comune deduce che gli importi esatti, cui fare riferimento, sono quelli allegati alla delibera

che ha operato il riaccertamento straordinario al 1° gennaio 2015, per un saldo complessivo di

€ 13.926.363,32. A seguito di variazione di bilancio, l’importo è stato incrementato a

complessivi € 16.416.819,51, che corrisponde esattamente al saldo riportato nell’allegato al

rendiconto “Composizione per missione e programmi del FPV”.

 

Alla luce dei chiarimenti forniti, si reputa chiarita la discrasia tra i differenti saldi contabili del

FPV al 1° gennaio 2015, ma occorre segnalare che l’allegato al rendiconto 2015 “Composizione

per missioni e programmi del FPV dell’esercizio 2015” riporta tuttavia un saldo finale di €

19.425.421,07, che va quindi rettificato sulla scorta di quanto esplicitato dall’Ente.

la reimputazione di residui attivi e di residui passivi mantenuti durante il riaccertamento

straordinario.

L’Amministrazione osserva che i residui attivi e passivi, mantenuti in sede di riaccertamento

straordinario, sono riferiti ad obbligazioni giuridiche esigibili e pertanto in possesso dei requisiti

contabili per essere mantenuti in bilancio.

La Sezione accerta la criticità evidenziata, facendo osservare che il rilievo era riferito non al

mantenimento dei residui, che presentavano i relativi requisiti, bensì alla constatazione che

non appare coerente con le disposizioni contabili la reimputazione negli esercizi successivi di

residui mantenuti in sede di procedure di riaccertamento straordinario, in quanto già dichiarati

esigibili.

  1. bassissima percentuale di riscossione in conto residui per recupero evasione tributaria

(1,12%) e per sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada (2,86)1.

In memoria viene riferito che la bassa percentuale di riscossione si è determinata nella fase

gestita dal concessionario della riscossione, che incontra difficoltà legate al tessuto sociale

disagiato, oltre che essere accentuata dalle vigenti disposizioni, che consentano di richiedere

una rateizzazione sino a 72 mesi.

La Sezione rileva, al di là delle precisazioni fornite dall’Ente, la oggettiva sussistenza della

delineata criticità, che impone l’adozione di efficaci misure in materia di riscossione delle

entrate e di lotta all’evasione tributaria. Sotto tale profilo, non sembrano registrarsi iniziative di

rilievo da parte degli Organi comunali, che pur consapevoli delle difficoltà esistenti, non

forniscono indicazioni sull’avvio di sforzi risolutivi volti a potenziare le attività di contrasto

all’evasione tributaria, con la conseguenza che in assenza di una reale capacità propulsiva nel

settore della riscossione delle entrate, occorre che vengano contratte le spese, considerata

l’inaccettabile percentuale di riscossione registrata.

  1. la presenza di debiti fuori bilancio riconosciuti per € 1.285.797,30 e sforamento del

parametro n. 8 per l’individuazione degli enti strutturalmente deficitari (2,35% delle

entrate correnti – limite 1%);

  1. perplessità sull’effettiva consistenza dei debiti fuori bilancio ancora da riconoscere, in

quanto nel questionario se ne dichiara l’assenza, mentre nella relazione al rendiconto

l’Organo di revisione afferma che sono stati riconosciuti e finanziati debiti fuori bilancio per

circa euro 7.600.000,00. Si fa, inoltre, riferimento a “debiti fuori bilancio che potrebbero

gravare sull’Ente ma che ad oggi non risultano ancora istruiti”;

In particolare osserva che la presenza di debiti fuori bilancio costituisce un fenomeno

patologico che pregiudica gli equilibri di bilancio e la governabilità dei conti. L’insorgenza di tali

partite debitorie, anche se riferite a sentenze sfavorevoli immediatamente esecutive, è

indubbiamente sintomatica della violazione di principi contabili basilari, tra cui quello che

impone di deliberare il bilancio in equilibrio in sede di programmazione e, conseguentemente,

preclude, nel corso della gestione, di sostenere spese in mancanza di copertura sui pertinenti

capitoli di bilancio. Ne discende infatti che dal riconoscimento dei debiti fuori bilancio,

consentito nelle forme previste dall’art. 194 del TUEL, specie se reiterato e riferito ad importi

rilevanti quali quelli in esame, può derivare una grave alterazione degli equilibri di bilancio in

quanto le reali esigenze di spesa dell’Amministrazione si appalesano superiori rispetto alle

risorse finanziarie stanziate, con la conseguente necessità di dover reperire ulteriori mezzi di

copertura. Giova ricordare infine che i responsabili dei servizi dell’Ente hanno l’obbligo di

effettuare periodiche ricognizioni, ai sensi dell’art. 193 TUEL, ai fini di un monitoraggio

costante della situazione gestionale, volto alla tempestiva segnalazione delle passività

all’Organo consiliare e all’eventuale rimodulazione dei programmi di spesa per non fare

aggravare l’esposizione debitoria complessiva. Né possono ritenersi accoglibili le giustificazioni

addotte in relazione alle difficoltà del Settore Affari Legali di prendere in carico ed analizzare la

mole di contenzioso pendente, che invece comprova l’assenza di idonee iniziative organizzative

da parte dei vertici comunali, volte a superare la grave criticità di natura strutturale e che sta

manifestando tutti i suoi impatti negativi sul bilancio, facendo sorgere perplessità anche sulla

capacità dell’Ente di difendere con efficacia le proprie posizioni giuridiche. In ogni caso, una

volta rilevata l’insorgenza di debiti fuori bilancio, per i quali sussistano le condizioni giuridiche

per il riconoscimento, occorre avviare le conseguenziali procedure, al fine di evitare un

aggravio ulteriore di oneri per l’Erario pubblico derivanti dal maturare di interessi e dall’avvio di

azioni esecutive o di onerosi contenziosi, individuando le forma di copertura nell’ambito degli

istituti previsti dal TUEL, ove non siano sufficienti le ordinarie risorse di bilancio o gli

accantonamenti all’uopo previsti. Nel caso di specie, il reiterarsi e le dimensioni quantitative di

tale fenomeno impongono l’applicazione delle restrizioni previste dall’art. 188, comma 1

quater, del TUEL.

  1. il mancato rispetto di 3 parametri di deficitarietà strutturale accertati dall’Ente, ed, in

particolare, il parametro n. 3 relativo ai residui attivi dei titoli I° e III° provenienti dalla

gestione dei residui pari al 88,1% delle entrate dei medesimi titoli (limite 65%), il

parametro n. 4 relativo ai residui passivi complessivi del titolo I° pari al 65,13% delle spese

correnti ( limite 40%) e il parametro n. 8 relativo ai debiti fuori bilancio riconosciuti pari al

2,35% delle entrate correnti ( limite 1%).

 

Si rammenta, infatti, che, ai fini dell’individuazione del personale in esubero dei liberi Consorzi

comunali da destinare alle procedure di mobilità obbligatoria, l’art.2 della L.R. 27/2016, dopo

aver individuato i criteri di riduzione della dotazione organica delle Città metropolitane e dei

liberi Consorzi comunali (come noto, in misura corrispondente alla spesa del personale di ruolo

al 31 dicembre 2015 ridotta complessivamente del 15 per cento) ha anche introdotto, al

comma 2, una complessa procedura ai fini dell’individuazione del personale ex provinciale da

destinare alle procedure di mobilità.

Tale blocco delle assunzioni, come recentemente osservato da questa Sezione (deliberazione n.

219/2017/PAR), è da intendersi, allo stato, tuttora perdurante, fino alla conclusione delle

procedure di ricollocazione del personale in esubero dei liberi Consorzi e delle Città

metropolitane, onde evitare che, nelle more della definizione del processo di riordino,

suscettibile di modificare le attribuzioni e le funzioni degli Enti interessati, possano essere

avviate procedure di assunzione di personale a tempo indeterminato all’interno degli enti

territoriali senza definire compiutamente definiti le competenze da assegnare.

Diversamente, si correrebbe il rischio di reclutare personale non corrispondente alle effettive

esigenze istituzionali, con conseguente necessità di ulteriore ricollocamento, ove quest’ultimo

risultasse soprannumerario per le mutate competenze assegnate.

 

In assenza di informazioni in ordine alle entrate per royalties petrolifere, accertate nel 2015 e

nel 2016, specificando importo, utilizzo e se è stato apposto specifico vincolo di

destinazione ai sensi dell’art. 13 della legge regionale 9/2013 o se è stato vincolato parte

dell’avanzo di amministrazione.

L’Amministrazione, in memoria, riferisce che nel 2015 le entrate accertate e riscosse per

royalties petrolifere ammontano ad € 14.211.500,02, mentre nell’esercizio 2016 il relativo

importo risulta essere pari a € 7.182.815,96, riportando gli importi complessivamente spesi

con elencazione numerica delle missioni interessate.

A seguito della richiesta di chiarimenti avanzata dal magistrato istruttore nel corso

dell’adunanza circa la destinazione dei proventi delle royalties, il dirigente del Settore Unità di

Bilancio afferma che sino ad adesso hanno finanziato spesa corrente, ma dal corrente esercizio

finanziario si sta programmando una destinazione mirata.

La Sezione conferma il profilo di criticità sollevato, censurando il comportamento dell’Ente che

ha disatteso le disposizioni della L.R. 9/2013, che ha destinato impropriamente i proventi delle

royalties al pagamento di spesa corrente, col risultato di utilizzare illegittimamente una

copertura finanziaria per spese che devono fondarsi sulle ordinarie entrate comunali, in

dispregio quindi dei vincoli di destinazione specificatamente previsti. Si rammenta, infatti, che

l’art.13, comma 4, della citata legge regionale dispone che i Comuni destinino tali risorse allo

sviluppo dell’occupazione e delle attività economiche, all’incremento industriale e ad interventi

di miglioramento ambientale delle aree dove si svolgono le ricerche e le coltivazioni di

idrocarburi e di gas diversi dagli idrocarburi, non essendo quindi normativamente consentito un

utilizzo diverso. Ferme restando quindi le responsabilità connesse a quanto sin qui

illegittimamente operato, si invita l’Ente all’immediato rispetto delle disposizioni richiamate,

nonchè l’Organo di revisione a vigilare sul rispetto dei vincoli di legge, sin qui disattesi.

Osservazioni in ordine al bilancio di previsione e al rendiconto 2016

In data 04/01/2017 l’Organo di revisione del Comune di Gela ha trasmesso il questionario sul

bilancio di previsione 2016 e successivamente, in data 26/10/2017 ha provveduto alla

trasmissione del questionario sul rendiconto 2016. Dall’esame della documentazione

trasmessa, sono emersi i seguenti profili di criticità:

  1. il forte ritardo nell’approvazione del bilancio di previsione 2016/2018 (delibera di CC. n.

209 del 26/10/2016) e del rendiconto 2016 (delibera di CC. n. 108 del 31/08/2017)

rispetto al termine di cui all’art. 227, comma 2, del TUEL.

 

Il Collegio, prende atto delle deduzioni fornite, ma non può che confermare la fondatezza dei

rilievi mossi, evidenziando che i termini fissati dalla legge per l’approvazione dei documenti

contabili non sono derogabili e che il ritardo che ne discende pregiudica anche l’efficacia

dell’attività di verifica demandata a questa Corte, non consentendo il relativo espletamento nei

tempi programmati e ritardando quindi l’eventuale adozione delle azioni correttive conseguenti.

  1. la presenza di debiti fuori bilancio riconosciuti per complessivi € 7.532.471,33 di cui €

2.286.054,04 per acquisizione di beni e servizi senza impegno di spesa3 pari al 13,48%

delle entrate correnti

Alla stregua di quanto rappresentato, di cui il Collegio rimarca l’estrema gravità, si confermano

i profili di criticità sollevati, facendo rinvio alle argomentazioni sopra dispiegate in ordine alla

necessità di prevedere adeguati accantonamenti in bilancio per spese potenziali e contenzioso,

in assenza dei quali occorre comunque apprestare senza indugio gli strumenti di copertura

previsti dall’ordinamento, nonchè al nocumento causato dall’incapacità dell’Ente di operare una

attendibile ricognizione della mole di contenzioso pendente, in dispregio delle previsioni

dell’art. 193 TUEL, col rischio di far insorgere ingiustificati oneri aggiuntivi a carico delle casse

comunali.

Si manifesta, inoltre, in modo specifico, viva preoccupazione per il disavanzo gestionale

discendente dal servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani, in ordine alle cui modalità e alla

correlata tariffazione è emersa una palese distonia tra il Consiglio e la Giunta, con profili di

responsabilità di particolare rilievo.

A migliore esplicitazione di quanto riportato in memoria dall’Ente, giova rammentare che la

questione della competenza all’approvazione da parte del Consiglio comunale del piano

economico finanziario e delle tariffe TARI, era stato oggetto di disamina in sede consultiva già

con deliberazione n. 49/2016/PAR. In quella sede si è avuto modo di evidenziare che non

essendo state approvate dal Consiglio “né le tariffe, né il piano economico finanziario, non

risulta possibile conseguire quegli standard migliorativi, sotto il profilo qualitativo e

quantitativo, che, anche in termini di raccolta differenziata, erano compendiati nel piano

stesso”.

Alla luce della disamina sin qui operata, il Collegio ritiene di dover formulare le seguenti

considerazioni.

L’art.148 bis del TUEL prevede che, in caso di accertamento, da parte della competente

Sezione regionale di controllo, di squilibri economico-finanziari, della mancata copertura di

spese, della violazione di norme finalizzate a garantire la regolarità della gestione finanziaria o

del mancato rispetto degli obiettivi posti col patto di stabilità interno, è fatto obbligo agli Enti di

adottare, entro 60 giorni dalla comunicazione del deposito della pronuncia di accertamento, i

provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità, a superare i rilievi mossi e a ripristinare gli

equilibri di bilancio, da trasmettere alla Sezione per le verifiche di competenza.

Nei casi più gravi, la reiterata violazione delle disposizioni contabili, la mancata trasmissione

dei provvedimenti correttivi o la loro mancata attuazione, determina l’effetto di precludere

all’Ente inadempiente la realizzazione dei programmi di spesa per i quali è stata accertata la

mancata copertura o l’insostenibilità finanziaria

L’adozione da parte della Corte di specifiche pronunce ha lo scopo di dare impulso

all’attuazione di idonee misure correttive da parte dell’Ente, che devono coinvolgere l’ampia

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platea dei soggetti destinatari mediante atti vincolanti da adottarsi secondo le rispettive

competenze.

La natura di tale tipologia di controllo, ascrivibile alla categoria del riesame di legalità e

regolarità, impone che i contenuti della pronuncia specifica adottata dalla Corte vengano

comunicati ordinariamente anche al Consiglio Comunale, cui è demandata, nella qualità di

organo di indirizzo e controllo politico-amministrativo, la competenza a deliberare le citate

misure correttive, previa proposta della Giunta comunale, e a verificarne nel tempo la reale

attuazione.

Ciò premesso, nella fattispecie in esame questa Sezione, in occasione della verifica sul

rendiconto 2014, come sopra rappresentato, con la deliberazione n. 169/2016/PRSP aveva già

segnalato una serie di criticità, dovendo rimarcare che permangono non pochi rilievi già

evidenziati. In particolare, a titolo esemplificativo, si evidenziano quelli relativi alla assenza di

un’adeguata lotta all’evasione tributaria, alla minima capacità di riscossione, alla mole di debiti

fuori bilancio, all’incapacità di censire il contenzioso pendente, nonché al reiterarsi delle

discrasie tariffarie relativamente al servizio di smaltimento rifiuti, per il quale non sussistono le

adeguate coperture finanziarie, mentre si registra un trend migliorativo sia sul versante della

mole dei residui attivi e passivi, sia sull’adozione della nota informativa inerente i rapporti

economici e finanziari con le società partecipate, non ritenendosi legittimo, per converso,

quanto operato dall’Amministrazione in materia di stabilizzazione del personale precario e di

destinazione delle royalties petrolifere a copertura della spesa corrente.

In considerazione dei gravi elementi di criticità emersi e della reiterata presenza di consistenti

debiti fuori bilancio, questa Corte ritiene che l’Ente, nelle more del completamento delle misure

correttive scaturenti dalla presente deliberazione, debba essere assoggettato alle limitazioni di

spesa previste dall’art. 188, comma 1 quater, del TUEL.

In conclusione, la Sezione accerta il permanere di numerose rilevanti irregolarità contabili e

criticità di bilancio che, ove non vengano corrette, possono generare risultati di

amministrazione non veritieri e non rispondenti alle disposizioni contabili vigenti, mettendo a

rischio gli equilibri di bilancio e inasprendo le tensioni in termini di cassa per il permanere di

irrisolte difficoltà di riscossione delle entrate e l’utilizzo improprio delle royalties petrolifere.

L’Ente deve pertanto provvedere a rimuovere le irregolarità accertate, garantendo gli

accantonamenti prudenziali necessari in riferimento alle passività potenziali e adeguando i

programmi di spesa alla reale capacità di riscossione delle entrate anche mediante strumenti

coattivi, assicurando così il tempestivo pagamento delle obbligazioni.

  1. Q. M.
  2. La Corte dei conti, Sezione di controllo per la Regione siciliana, ai sensi dell’art. 148 bis del

TUEL, accerta, relativamente ai rendiconti 2015 e 2016 e al bilancio di previsione 2016/2018

 

del Comune di Gela, la presenza delle irregolarità contabili e dei profili di criticità esaminati

nella parte motiva per i punti 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10, 14, 15, 16, 17, 18, e, parzialmente, i

punti 11, 12, 13 e 19.

Dispone che, nelle more dell’attuazione delle misure correttive tese al riconoscimento e

pagamento dei debiti fuori bilancio aventi i relativi requisiti, l’Ente venga assoggettato alle

limitazioni previste dall’art. 188, comma 1 quater, del TUEL.

 

A cura del Servizio di supporto della Sezione di controllo, copia della presente pronuncia

sia comunicata al Consiglio Comunale – per il tramite del suo Presidente – oltre che al Sindaco

e all’Organo di revisione del Comune di Gela, nonché, per i profili di rispettiva competenza, alla

Procura regionale della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica di Gela.

Così deciso in Palermo nella Camera di consiglio del 27 marzo 2018.

 

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

(Ignazio Tozzo)

(Maurizio Graffeo)

Depositata in segreteria il 16 maggio 2018

IL FUNZIONARIO RESPONSABILE

(Boris Rasura)

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