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Il figlio trascina il padre davanti al Giudice ed il padre la spunta

Il figlio trascina il padre davanti al Giudice ed il padre la spunta

Gela – I guai sembra essere finiti per Gaetano Biundo,  uno degli ‘amanti diabolici’ come lui stesso ricorda per un passato su cui sorridere. Il suo amore gli è costato caro. Un processo vinto dopo la morte accidentale del marito della sua attuale moglie. Perché adesso Gaetano e Sarah sono marito e moglie. Dopo anni di sofferenze, processi e accuse chiarite con una assoluzione, hanno coronato il loro sogno d’amore e si sono sposati nel dicembre scorso. Poi hanno festeggiato in Palazzo storico come sognavano da anni. Adesso arriva un nuovo procedimento, a seguito di una lite con uno dei figli di primo letto. Padre e figlio alla sbarra e alla fine il padre la spunta. Ad accusare Gaetano Biundo, il figlio Giuseppe che lo ha trascinato davanti al Giudice di Pace dott.ssa C. D’Alessandra per aver insultato la compagna  e successivamente essere stato colpito con schiaffi e pugni nel corso di una lite avvenuta il 10 maggio 2014. Con atto di citazione della Procura ha citato il Gaetano assistito dall’avv. Giuseppe Fiorenza che da anni lo sostiene. Il giudice di pace ha ritenuto non provata la penale responsabilità dell’imputato per il reato contestato. “Tutti gli elementi di colpevolezza emersi nell’istruttoria rimangono circoscritti alle dichiarazioni in sede di esame – si legge nella sentenza –  dalla persona offesa dal reato nella veste di parte civile . Tali dichiarazioni, sebbene confermative del capo di imputazione non possono da sole condurre alla piena prova della responsabilità penale dell’imputato. Sul punto, la circostanza che la parte sia portatrice, di un interesse personale nella vicenda processuale fa si che le dichiarazioni della medesima possano condurre alla conferma processuale dei fatti contestati solo in presenza di oggettivi elementi di riscontro che depongono nel senso della loro reale attendibilità. Tanto vale ancora di più per le dichiarazioni rese dalla persona offesa dal reato. Invero, se per orientamento consolidato dalla giurisprudenza di legittimità la testimonianza della persona offesa deve essere sottoposto ad un vaglio di attendibilità particolarmente rigoroso non essendo la stessa immune da sospetti  in quanto portatrice di interessi antagonistici con quelli al di fuori delle garanzie minime che la testimonianza impone, devono assumersi come soggettive, suscettibili come tali di condurre alla prova storica dei fatti contestati in presenza di elementi probatori che ne confermino la credibilità. Di riflesso non può trovare accoglimento la domanda di risarcimento della parte civile, mentre appaiono compensabili le spese di giudizio. Visto l’art 530 comma 2 cpc assolve Gaetano  Biundo dal reato ascritto per difetto di mancati riscontri probatori in ordine all’imputabilità dei fatti contestati. Rigetta la richiesta di risarcimento danni avanzata dalla parte civile con integrali compensazioni delle spese processuali”

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