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Il NurSind scrive al Ministro della salute per lo screening mammografico

Il NurSind scrive al Ministro della salute per lo screening mammografico

Caltanissetta – Il Segretario Aziendale P.O. Vittorio Emanuele  di Gela Domenico Corfù, i Componenti Segreteria Aziendale P.O. Vittorio Emanuele di Gela  Orazio Maganuco,  Filippo Quarto D’Angeli, il Segretario Territoriale NurSind di Caltanissetta Giuseppe Provinzano hanno inviato una nota al Ministro della Salute,  all’Assessore della Salute Regione Sicilia, al Sindaco del Comune di Gela, al Commisario Straordinario ASP CL sul tema dello screening mammografico, e Breast Unit, P.O. Vittorio Emanuele di Gela. “Il Carcinoma della mammella secondo fonti I.S.T.A.T. è la prima causa di decesso per Neoplasia – dicono  i rappresentanti del sindacato – oltre ad essere la lesione tumorale più diagnosticata e diffusa nelle donne.

Secondo studi scientifici, un carcinoma per raggiungere dimensioni di 1 cm di diametro, impiega un lasso di tempo che può variare dai 5 ai 10 anni e considerando poi che un tumore trattato precocemente e cioè con dimensioni inferiori a quelle precedentemente menzionate evolve in guarigione in 9 casi su 10, a tal proposito ci chiediamo come è stato possibile sospendere da Gennaio 2018 a tutt’oggi, lo Screening mammografico nel territorio gelese, con un popolazione femminile residente di circa 38.000 abitanti, a cui si aggiugono le donne dei paesi del comprensorio di:  Niscemi, Butera, Mazzarino, Licata, Riesi. Un territorio per troppo tempo vessato e che oggi grida giustizia. Considerando altresì, che le donne che vanno incontro ad una lesione tumorale sono una su 43 nelle fascia di età inferiore ai 49 anni, di una su 18 nella fascia con un’ età compresa tra i 50 ed i 69 anni ed ancora, di una su 22 per le ultra settantenni.

Lo Screening mammografico risulta essere una tecnica di prevenzione efficace che secondo gli ultimi studi aggiornati, riesce a sottrarre da morte certa una donna su 1330 casi studiati nella fascia di età compresa tra i 50 ed i 59 anni ed addirittura una donna su 370 casi esaminati per la fascia di età compresa tra i 60 ed i 69 anni.

Alla luce di quando premesso, sembra impossibile, poter comprendere, accettare o giustificare la politica da parte del Management Aziendale, insensibile ad una tale e cosi vasta problematica.

Va sottolineato a tal proposito la scadenza del 2016, data entro cui le strutture pubbliche dovevano dotarsi di una rete di Breat Unit, secondo quanto stabilito dalla direttiva Europea anno 2006.

Le indicazioni ministeriali sui centri di Senologia, infatti, sono già parte integrante del patto per la salute del triennio 2014/2016 e, di conseguenza, grava su ogni regione il vincolo di adeguarsi.

Gela ancora una volta rappresenta il caso/nelcaso dove, infatti la problematicache oggi viene vissuta per permettere il funzionamento di una struttura come la Breast Unit per l’Ospedale di Gela non è da attribuire a carenze strutturali o strumentali poiché nel Presidio Ospedaliero Vittorio Emanuele di Gela si dispone di un mammografico digitale di ultima generazione efficiente, e di locali e spazi adeguati, per accogliere le donne affette da questa patologia.

A tal proposito la problematica è sicuramente di natura organizzativa e di dotazione organica, in quanto vi è una carenza di personale dedicato e specializzato per completare il concetto di multidisciplinarietà che è necessaria per l’adeguato funzionamento di una Unità di Senologia.

L’argomentazione è molto delicata, qui si tratta di sostenere quelle donne sfortunate che colpite da questa triste patologia, vogliono avere i mezzi e la possibilità per combatterla e soprattutto la stessa possibilità che oggi viene garantita alle donne della nostra e di altre provincie.

Non si comprendono le scelte nel fornire una sperequazione di trattamento diagnostico teraputico alle donne della stessa provincia, con tutto quello che ne consegue, alimentando di fatto quella mobilità passiva che tanto nuoce all’economia di una Azienda Sanitaria come quella di Caltanissetta e, soprattutto alle economie familiari, che per le donne che hanno deciso di continuare il proprio percorso diagnostico terapeutico in strutture – extra provinciali o privaste, per tutelare la propria salute.

A Gela, lo Screening mammografico è stato sospeso da inizio anno e nello stesso tempo si è consapevoli che le donne da sottoporre a tale misura preventiva, in tutto il territorio superano le 15/18.000 unità, mentre nel capoluogo della provincia viene regolarmente erogato.

L’argomentazione come è normale che sia, passa attraverso la Breast Unit, ovvero quella Struttura in cui le diverse e specializzate figure Mediche, tecniche ed Infermieristiche operano per l’accoglimento, la visita, la cura, l’intervento chirurgico, la riabilitazione e la chirurgiaplastica delle donne colpite da Carcinoma della mammella.

Preme sottolineare agli sciventi che ad oggi nella regione Sicilia sono state attivate solamente 6 (sei) Unità di Breast Unit, a fronte di una regione come l’Emilia Romagna con una popolazione inferiore, che ne ha attivate ben 16 (sedici).

Appare ovvio l’interessamento di chi amministra questi territori, che riesce prontamente, nell’interesse della collettività che rappresenta, ad attuare gli indirizzi indicati dal Ministero.

Che dire della Breast Unit di Gela, quella struttura più volte inaugurata da politici e da Manager che si sono succeduti, ma mai messa nelle condizioni di poter operare come una vera e propria Struttura di Senologia.

Ad oggi,la struttua dispone in organico di un Chirurgo tuttofare, che non avendo a disposizione collaboratori Medici, si vede costretto a seguire personalmente tutte le fasi che vanno dall’accoglienza all’esecuzione dell’intervento chirurgico e, come se non bastasse, lo stesso Medico deve effettuare  turni di guardia e di pronta disponibilità presso l’U.O.C. di Chirurgia Generale del Presidio di Gela.

In organico è presente una sola Infermiera che non potendo disporre anch’essa di personale di supporto (A.S.S., O.S.S., O.T.A.) nemmeno nei giorni in cui sono previsti gli interventi chirurgici, si vede costretta ad adattarsi alla politica del tutto fare, per il bene e l’interesse esclusivo delle pazienti.

Facciamo presente che malgrado le grosse carenze sopra rappresentate, la Breast Unit di Gela effettua circa 120 interventi di Tumore alla Mammella, dato che, certamente conferma l’alta professionalità acquisita dal Medico Chirurgo, che sin dall’anno 2002 utilizza tecniche che vengono utilizzate anche in centri di riferimento nazionale.

Infine, cosa dire riguardo la diagnosi precoce, che sappiamo essere di fondamentale importanza per salvaguardare la vita di una donna, infatti qualora la stessa decidesse di procedere ad effettuare una semplice visita senologica, ecografica o mammografica, si troverà di fronte una lista di attesa di circa un anno per la visita senologica e di 5/6 mesi per effettuare una mammografia o una semplceecografia.

Per tale ragione, noi del NurSind, nell’auspicio che si possa dare una svolta a questo modo di fare sanità nel nostro territorio, che a nostro avviso appare molto approssimativo, augurandoci che si possa in futuro avviare un nuovo percorso sanitario con l’attuale Management, diverso per forma e contenuti rispetto ai pregressi, salvaguardando ed anteponendo in primis gli interessi dell’utenza e dei cittadini oltre che i diritti e la dignità dei dipendenti.

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