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Una casa trasformata in chiesa

Una casa trasformata in chiesa

Gela – Un tempo le case nobiliari avevano le loro chiesette private, e questo era normale anche se il numero era davvero esiguo. Poi la società liquida ha spazzato via ogni tensione verso l’alto ed alle chiese private si preferiscono le piscine, i giardini, i barbecue. A Gela invece da tanti anni c’è chi ha pensato di mettere a disposizione parte della sua casa per creare uno spazio di preghiera per la famiglia e per tutti i residenti estivi o fissi delle zone balneari che non disponevano di una chiesa nelle vicinanze, eppure, dopo tanto servizio gratuito se viene chiesta qualcosa al Comune, la risposta è no, come abbiamo scritto qualche giorno fa. Il progetto, nato timidamente, si è espanso negli anni ed oggi la Casa francescana Sant’Antonio di Padova  di Manfria è una realtà viva ed operativa grazie al rapporto diuturno con il Vescovado che l’ha sempre riconosciuto e sostenuto. Tutto questo grazie alla fede viva della famiglia Virgadaula e del suo rappresentante Gianni che conosciamo come regista e che ha fatto del suo lavoro un’ode alla cristianità con i suoi film dedicati alla vita dei santi.  Gli abbiamo rivolto alcune domande nella veste di rettore o direttore della Casa, dove è conosciuto come “Fratel Giovanni”

 

  1. Come è nata l’idea di trasformare una parte di una civile abitazione in una chiesa

Nel 1995, a Manfria, Roccazzelle e Piano Marina non esisteva alcun luogo di culto. Mio padre Sebastiano era morto da un anno e io dissi a mia madre che sarebbe stato bello, anche in memoria di papà, di concedere gli spazi del pianterreno della nostra villa perché si celebrasse messa, dando così un servizio alle famiglie residenti in queste zone,  soprattutto ai vecchi e gli ammalati che per ovvie ragioni non potevano andare in chiesa.

 

  1. Come si è realizzata

In quegli anni io ero Ministro dell’Ordine Francescano Secolare presso il Convento dei Cappuccini e in quella veste chiesi all’allora Superiore padre Pietro Calì di consentire a che si celebrasse la Santa Messa a Manfria presso la villa dei miei genitori. Ottenuta la disponibilità di padre Pietro, chiesi al Vescovo di Piazza Armerina mons. Vincenzo Cirrincione una ulteriore autorizzazione. Il Vescovo fece allora un sopralluogo a Manfria insieme a don Vincenzo Cultraro e al cappuccino fra’ Cherubino Valenti. E così diede il suo benestare. 19 agosto del 1995 padre Cherubino, nostro primo cappellano, celebrò la Messa inaugurale in quella nuova realtà che prese subito il nome di Casa Francescana “S. Antonio”, in onore al santo di Padova, di cui quell’anno cadeva l’Ottavo centenario della nascita.

 

 

  1. come si è sviluppata nel tempo

Devo dire che pur fra mille sacrifici,  un iniziale scetticismo e qualche pregiudizio, la Casa Francescana è cresciuta costantemente negli anni. Basti pensare che già nel 1997 ottenemmo l’autorizzazione a fare il il catechismo ai ragazzini di Manfria. Ed i vescovi per quasi un decennio sono venuti direttamente alla Casa S. Antonio ad impartire i sacramenti della Comunione e della Cresima. Nel 1998 la Casa vide nascere ufficialmente anche il nostro gruppo di preghiera di P.Pio, che ebbe fra i suoi primi direttori spirituali fra’ Giacomo Calì e don Franco Cavallo. E in quegli anni abbiamo avuto pure la visita di Mario Cusenza, allora Presidente Nazionale del Terz’Ordine, che riconobbe la Casa come “Dimora Serafica dell’Ordine Francescano Secolare”. La visita pastorale annuale del vescovo, mai mancata in 23 anni di attività e quella dei vari ministri provinciali cappuccini che si sono succeduti, hanno garantito la continuità al duro lavoro svolto sempre in spirito di puro volontariato. Fra l’altro, nel 2004, la Casa Francescana, grazie al decreto vescovile di S.E. mons. Michele Pennisi, divenne anche Oratorio pubblico. Questo sta a significare che i fedeli ed i visitatori che vengono alla Casa Francescana, non si trovano in una casa privata come qualcuno potrebbe erroneamente credere, ma nel territorio della Diocesi. Quindi ogni giurisdizione sulla Casa-oratorio appartiene direttamente ed esclusivamente al Vescovo di Piazza Armerina. Io, sebbene sia il fondatore di questa realtà, ne sono soltanto il direttore, chiamato a servire la Casa come un buon padre di famiglia, cercando cioè di portare avanti le attività con le poche risorse di cui si dispone e sempre in obbedienza al Vescovo e ai Superiori. La Casa cade poi nel territorio della Parrocchia di S. Giovanni Evangelista, ma naturalmente rimane legata anche idealmente per storia e per carisma (come diceva mons. Alabiso) alla Parrocchia “Maria Ss. delle Grazie” e alla Provincia religiosa dei Cappuccini di Siracusa.

 

 

 

  1. La Casa ha diversi santi patroni.

 

Certo, a parte sant’Antonio, c’è da dire che la Cappella detta della Porziuncola è dedicata all’Immacolata, così come il Centro di Spiritualità, regolarmente affiliato alla FIES è intitolato a Santa Chiara d’Assisi, che è un po’ divenuta anche la protettrice della Frazione di Manfria. Non possiamo poi dimenticare il nostro serafico padre san Francesco d’Assisi, san Pio da Pietrelcina e santa Elisabetta d’ungheria,  patrona del Terz’Ordine ed anche della nostra Fraternità del Volto Santo.

 

 

 

  1. Quali i ricordi più belli di questi anni?

Tanti. Ricordo che c’è stato un periodo in cui don Filippo Salerno portava da Enna alla Casa Francescana 100 ragazzi. Erano giornate di mare, di divertimento, ma anche di preghiera. E poi, dopo la messa, Filippo offriva il gelato a tutti. Abbiamo poi avuto la grazia di accogliere nella nostra piccola chiesa sacerdoti e vescovi che molto ci hanno amato. Cito ad esempio mons. Cirrincione, e poi i fratelli Calì, padre Enrico Abramo, don Franco Cavallo. Ed ancora padre Giovanni Salonia, padre Francesco Vinci, don Giuseppe Siracusa. Un altro bellissimo ricordo, l’avere avuto il privilegio nel 2014 di rappresentare la Casa Francescana a Roma , all’Assemblea della FIES, dove fui eletto Consigliere Nazionale. E in quella veste, insieme agli membri del Direttivo, potei essere ricevuto in Vaticano da papa Francesco. Un incontro indimenticabile.

 

 

  1. Cosa attende la Casa Francescana nel futuro?

Alla Casa Francescana hanno celebrato 5 vescovi, 4 ministri provinciali e un settantina di sacerdoti. Questa è la migliore testimonianza della nostra piccola ma importante storia. Ma è anche vero che il passato deve servirci come spinta a fare meglio e ad affrontare le sfide dell’oggi.  Quest’anno, il 9 febbario, dopo quasi tre lustri di attesa mons. Rosario Gisana ha approvato con un decreto ufficiale lo Statuto della Fraternità francescana del Volto Santo. Siamo grati per questo riconoscimento a lungo atteso e ringraziamo il Vescovo per la sua paterna vicinanza a questo piccolo luogo di culto. Egli già da tre anni viene in visita due volte l’anno a Manfria, in occasione della Festa del Volto Santo e per la Festa di s.Chiara d’Assisi. Su queste basi quindi saremo chiamati a un servizio sempre più responsabile anche negli anni futuri, in un momento storico in cui la Chiesa, sotto attacco da parte del secolarismo imperante e di tutte le “eresie modene”, vive una crisi profonda anche a causa della grande rivoluzione di “bonifica” condotta da papa Francesco, che vuole una Chiesa in uscita, senza più privilegi, capace di tornare alle radici del Vangelo. In verità, si respira oggi un forte vento “anticlericale” che non tiene conto dei santi sacerdoti, dei missionari, della Chiesa “militante e martire” che opera in prima linea in ogni angolo della terra. Perché la gente si ricorda soltanto dei preti pedofili (da condannare severamente e senza appello!) e non dei tanti religiosi che quotidianamente in Africa, in Asia e in ogni luogo, rischiano la vita per riaffermare la Verità di Cristo? Per sostenere la nostra Chiesa dobbiamo tornare ad amarla, e quindi anche un piccolo oratorio di periferia – nel silenzio, nella preghiera e nel servizio agli ultimi – può fare la sua parte.

 

La Casa Francescana Sant’Antonio di Padova si prepara in questi giorni ad un altro evento che è cresciuto negli anni: la festa dedicata a Santa Chiara d’Assisi, durante la quale è prevista anche una piccola processione per le vie adiacenti che ha una particolarità. Le portatrici sono tutte donne. Chi vuole portare a spalla la santa deve dare la sua disponibilità per l’organizzazione preventiva  e per avere la maglietta dedicata.

 

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