Politica

Ecco la mozione di sfiducia del Pd

Ecco la mozione di sfiducia del Pd

Gela –  Il Partito democratico presenta la sua mozione di sfiducia: “In questa  bozza  – scrive il capogruppo Siragusa – sono stati condivisi elementi presenti nella mozione del 22 Dicembre . Ribadiamo  la nostra disponibilità a valutare altri testi   e/o modificare questa bozza , comunque siamo convinti della necessità che venga presentata un’unica mozione di sfiducia   quando più condivisa possibile al fine di  evitare spiacevoli inconvenienti. Per il gruppo del PD rimane  ferma  l’intenzione di sottoscrive e votare una Mozione di sfiducia in  tempi certi e contigentati”

Ecco la mozione:

“Con Legge Regionale n. 35 del 15 settembre 1997, il legislatore siciliano ha dettato “nuove norme per la elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale”. Nell’ambito del riferito complesso normativo, oggetto nel tempo di modifiche ed integrazioni (per quanto d’interesse ai nostri fini, cfr. L.R. n.25 del 16/12/2000; L.R. n. 6 del 5 aprile 2011 nonché, da ultimo, L.R. n. 17dell’11 agosto 2016), l’art. 10, rubricato “Mozione di sfiducia”, prevede che:

“Il sindaco e la rispettiva giunta cessano dalla carica in caso di approvazione di una mozione di sfiducia votata per appello nominale dal sessanta per cento dei consiglieri assegnati o, nei comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti, dai due terzi dei consiglieri assegnati, con arrotondamento all’unità superiore.

1 bis. La mozione di sfiducia nei confronti del sindaco [ o del presidente della provincia regionale ] non può essere proposta prima del termine di ventiquattro mesi dall’inizio del mandato né negli ultimi centottanta giorni del mandato medesimo.

  1. La mozione di sfiducia deve essere motivata e sottoscritta da almeno due quinti dei consiglieri assegnati ed è posta in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione. Se la mozione è approvata, si procede allo scioglimento del consiglio ed alla nomina di un commissario ai sensi del comma 4 ell’articolo 11”.

La suddetta norma, che ha superato il vaglio di costituzionalità per asserito contrasto con gli articoli 1, 48 e 97 della Costituzione (cfr. Corte Costituzionale, sentenze nn. 305 del 19/7/2000 e 446 del 27/10/2000), richiamata dal citato art. 42 dello Statuto Comunale (a tenore del quale “La rimozione del sindaco è attuata secondo le modalità previste dalla legge regionale n. 35/97, art. 10”), è del tutto sovrapponibile all’analoga previsione contenuta nell’art. 52 del T.U.E.L. di cui al D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267.

La norma in parola, alla stregua del suo chiaro tenore, prevede la possibilità che il venir meno del sostegno della maggioranza consiliare travolga il Sindaco, tuttavia solo all’esito di un apposito procedimento segnato da momenti di garanzia di effettiva ponderazione della scelta.

Questi, in particolare, si sostanziano nella circostanza che la mozione di sfiducia debba essere motivata e sottoscritta da almeno 2/5 dei consiglieri assegnati, nell’imposizione di uno spatium deliberandi di non meno di dieci giorni e nella obbligatorietà del voto palese (per appello nominale).

Solamente all’esito di un procedimento così articolato, in caso di approvazione da parte del consiglio con il riferito quorum, si provoca non solo l’immediata destituzione del primo cittadino, ma, altresì, lo scioglimento del consiglio medesimo, in forza del principio “simul stabunt, simul cadent”.

Il legislatore, nel delineare l’istituto della mozione di sfiducia, ha indicato i requisiti e le condizioni che ne consentono l’esame da parte del consiglio comunale, dettando una specifica tempistica del procedimento.

In particolare, la mozione deve essere messa in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione, con il chiaro intento di cristallizzare il suo svolgimento entro un arco temporale definito.

Una lettura coerente del dettato normativo induce a ricondurre il riferito spatium deliberandi (“La mozione di sfiducia … è posta in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione) ad una duplice necessità: da un lato, di consentire a ciascun sottoscrittore di avere una cognizione precisa dell’identità (e, quindi, dell’appartenenza politica) degli altri firmatari, per una valutazione compiuta della propria adesione all’iniziativa in questione; dall’altro, di consentire al Sindaco, sulla base della motivazione recata dalla mozione, di potere predisporre le proprie controdeduzione da presentare in aula per la discussione consiliare sulla fiducia.

Come rilevato dalla giurisprudenza, invero scarna, che si registra in materia, “la mozione di sfiducia dà vita, invece, ad un dibattito in seno all’organo assembleare, al termine del quale chi l’ha presentata può, eventualmente, anche mutare opinione e confermare la sua fiducia al Sindaco (lo scioglimento del Consiglio, infatti, si verifica solo “se la mozione viene approvata”)” (T.A.R. Lecce, sez. I, 18/12/2001 n. 7955).

Il termine minimo di dieci giorni prima del quale la proposta non deve essere sottoposta a discussione, si configura, altresì, come preordinato a facilitare eventuali trattative politiche per tentare il superamento del contrasto tra capo dell’amministrazione e consiglio, (nel qual caso la mozione potrebbe anche essere ritirata prima ancora di essere votata in aula o,addirittura, di essere inserita all’ordine del giorno), mentre il termine massimo di trenta giorni, da intendersi come perentorio, è inteso ad evitare che l’argomento possa essere eccessivamente differito e, quindi, sottratto alla discussione dell’organo competente a decidere entro un ragionevole arco temporale.

Alla stregua di quanto detto, pertanto, per quanto la mozione di sfiducia rientri, secondo il costante indirizzo pretorio, tra i provvedimenti caratterizzati da una elevatissima discrezionalità, la cui motivazione può ben essere «politica» e non necessariamente di tipo giuridico amministrativo, tuttavia la stessa non può del tutto essere obliterata e ciò in funzione dell’operatività di tutte le garanzie di effettiva ponderazione della scelta cui si è già fatto cenno. La mozione di sfiducia, infatti, è atto di alto significato politico coinvolgente la stabilità degli organi elettivi e, indirettamente, le scelte dell’elettorato: in quanto tale, ed in considerazione della gravità delle conseguenze disposte dalla norma in esame in caso di approvazione della mozione, la sottoposizione di tale atto all’esame ed all’approvazione dell’organo consiliare, previa richiesta di iscrizione all’ordine del giorno, non può prescindere dal formalismo richiesto dalla legge.

 

CON LA SEGUENTE MOTIVAZIONE:

Fallimento politico

Nel corso di oltre tre anni di gestione del Comune da parte del Sindaco Messinese e della sua Giunta,  sono stati inferti gravi danni all’organizzazione dell’ente, alla sua stabilità economica e all’efficacia dei servizi prestati ai cittadini. E’ evidente il grado d’insoddisfazione dei cittadini, delle categorie economiche e delle parti sociali che coinvolge le forze politiche rappresentate in Consiglio comunale, che sono pertanto addivenute alla decisione di operare per il bene della comunità di censurare l’operato della Giunta di governo ricorrendo alla mozione di sfiducia per restituire al più presto la parola agli elettori. La perdita di fiducia nei confronti del Sindaco  e sempre più evidente  . Un dissenso radicale che riguarda tutte le materie di pertinenza della vita amministrativa, dall’erogazione dei servizi sociali,alla gestione del sistema di raccolta dei rifiuti ,  alle politiche dello sviluppo economico, alla regolamentazione della viabilità e del traffico, fino alla gestione del personale e delle finanze dell’ente. In questi anni abbiamo assistito a una lenta e inesorabile decadenza della qualità della vita dei cittadini, alla vanificazione delle prospettive di crescita della comunità, alla continua perdita di posti di lavoro e alle inesistenti speranze di occupazione dei giovani.

Secondo i proponenti ,  questa  grave ed irreversibile  crisi politica comunale, è generata a  seguito  del fallimento  del progetto del MS5  che ha determinato attraverso la vittoria elettorale del movimento e del candidato sindaco da esso proposto Domenico Messinese  , il governo della Città di Gela.

-Tale fallimento  ascrivibile proprio alla natura del successo elettorale del  MS5, che ha basato la sua fortuna elettorale    nella  capacita di offrire all’elettorato Gelese propose qualunquistiche e  populistiche ,le quali se pur  probabilmente hanno portato molti astensionisti di sinistra e di destra  delle passate elezioni a votare il  MS5, oggi sicuramente hanno creato una profonda delusione proprio in coloro che hanno  creduto a  quelle  proposte  e i quali hanno definitivamente perso fiducia nella politica e nei suoi rappresentanti . La degenerazione della vita democratica deriva proprio dal senso di impotenza dei cittadini, dalla loro diffidenza, dal disinteresse per istituzioni che non sono state prodotte da loro. Ed è quello che rappresenta questo sindaco  per la citta di Gela.

-Il Sindaco Messinese , frutto di una incapacità   del MS5 a selezionare  una classe dirigente capace  di dare alla città idonee soluzioni Politico/Amministrative ,dopo appena 6 mesi viene defenestrato dal suo movimento, ( probabilmente consapevole  che con il populismo ed il qualunquismo non si può governare la sesta citta della Sicilia), e quindi avendo perso il  riferimento politico che lo aveva portato ad diventare sindaco, cerca  attraverso delle azioni isolate, scoordinate e frutto  solamente di mercimonio politico  di affrontare il complicato governo della Città.  Tali azioni si rilevano fallimentari  determinato nei 3 anni di Messinese,cocenti sconfitte    sull’approvazione di importantissimi atti Gestionali e di programmazione

-Il Sindaco Messinese  ed i i suoi  16 assessori nel tempo susseguitesi si sono arroccati nelle loro posizioni in maniera a volte anche arrogante, senza tener conto dell’esistenza di un CONSIGLIO COMUNALE  democraticamente eletto dai suoi cittadini, e dell’esistenza di diversi  partiti a cui poter chiedere alleanze e programmi comuni,sminuendo in maniera poco democratica il ruolo dei consiglieri di avversi all’Amministrazione . Assessori nominati senza alcuno logica politica , frutto solamente di una dispotica visione del governo,  inteso come potere/comando

Le disastrose condizioni  in cui versa la città , con un sistema di raccolta rifiuti fuori controllo e incapace di soddisfare le esigenze dei cittadini, un totale incuria del verde  e degli spazi pubblici, una fallimentare gestione di tutti gli strumenti messi a disposizione dal  Governo Nazionale e Regionale  , una  fallimentare   gestione della “Vertenza Gela”( faticosamente costruita dal consiglio comunale nel 2016) , un disprezzo  assoluto delle regole contabili che probabilmente porteranno questa citta a conoscere il primo DEFAULT  della sua storia .

Nel contempo il Sindaco  ha sempre disatteso tutti gli atti di indirizzo dati da questo Consiglio Comunale e  nelle questioni rilevanti quali il P.U.M.S , il PEF sui rifiuti, il PRG     a sempre cercato di eludere le competenze dello stesso  .

FALLIMENTO AMMINISTRATIVO

Trascorsi 36 mesi dall’inizio del mandato, è possibile tracciare sinteticamente un bilancio dell’attività amministrativa del sindaco.

Il quadro che ne deriva, anche prescindendo dalle grandi aspettative e dai roboanti proclami della campagna elettorale, è veramente desolante.

La gestione amministrativa è stata disastrosa a causa della inesperienza, dell’incapacità e dell’inadeguatezza del sindaco e della sua  giunta. Persino l’ordinaria amministrazione è stata carente e la sfiducia dei cittadini ha raggiunto livelli mai visti prima, facendo aumentare sempre più la distanza tra le persone e la politica.

Il programma elettorale del sindaco con tanto di carta intestata MS5 è stato disatteso sin dalla premessa, mentre numerosi sono stati i fallimenti in diversi campi.

Fra gli obiettivi mancati , in maniera sintetica, si rammentano:

Organizzazione degli uffici;

La mancata introduzione del controllo di gestione per ottenere informazioni necessarie alla determinazione dei costi in modo da intervenire sulla riduzione degli sprechi e delle inefficienze;

La mancata  valutazione dei risultati con erogazione di premi per i meritevoli;

La mancata  valorizzazione delle professionalità interne dell’ente, riducendo allo stretto necessario le consulenze esterne;

l depotenziamento di tutti gli uffici  ;

La mancata  lotta all’evasione;

Il non avere attuato una seria “spending review”;

Il non avere creato un osservatorio per captare fondi europei, ministeriali, regionali.

 

Tutela dell’ Ambiente e sistema di raccolta dei rifiuti

Totalmente disatteso il programma di Messinese e del MS5,  prova  di quanto abbia inciso nella scelta dell’elettore la sistematica bugia, ma soprattutto elemento inconfutabile del fallimento MS5 e del suo Candidato, a tal proposito ci sembra corretto  ricordare alcuni punti  del programma elettorale :

Vogliamo che Gela sia un comune a rifiuti Zero. Il primo comune italiano ad aderire alla strategia Rifiuti Zero Tutto questo sarà possibile con la redazione ed adozione di un Piano Comunale per la Gestione Integrata e Differenziata dei Rifiuti che prenda a riferimento le migliori tecniche e tecnologie disponibili a livello nazionale ed internazionale da calare sapientemente nel tessuto locale gelese. Il progetto prevede di: • Superare l’attuale sistema di raccolta del porta a porta evitando di depositare i sacchetti dei rifiuti per le vie cittadine;

  • Conferire i rifiuti solidi urbani in più ore della giornata e per tutti i giorni lavorativi della settimana, senza alcun calendario che obblighi a determinati tempi di conferimento;
  • Consentire il corretto conferimento di qualsiasi rifiuto solido urbano presso infrastrutture logistiche collocate in posti strategici della città i cosiddetti CCR, Centri Comunali di Raccolta, le Isole Ecologiche di quartiere, le Riciclerie ed altre soluzioni logistiche già sviluppate in tutto il mondo;
  • Sottrarre la discarica pubblica di Timpazzo alla gestione privatistica;
  • Mettere in esercizio l’impianto di compostaggio della zona industriale di Gela, un impianto ultimato da diversi anni e mai entrato in funzione, costato alla collettività oltre 6 milioni di euro;
  • Introdurre un sistema meritocratico finalizzato a ridurre la tassazione sui rifiuti per chi rispetta le regole del riciclo e smaltisce correttamente i rifiuti speciali (ad es. portando da sé i materiali al Centro Comunale di Raccolta);

 

Di queste promesse rimangono   a carico dei cittadini  gli  oltre 11.000.000 di euro di  debiti con la Tekra ed  una città sporca  e   piena di cumuli di spazzatura.

 

 

Situazione contabile  e finanziaria dell’Ente

 

In questi tre  anni di Sindacatura Messinese , il consiglio comunale ha subito il più grave attentato alla sua funzione, sinora mai da alcuno immaginato.

Le decisioni di maggior interesse e tutte quelle aventi effetti sulla salvaguardia dei vincoli di bilancio, non a caso, risultano esser state adottate con l’uso sistematico dell’ordinanza sindacale, senza alcun preventivo coinvolgimento deII’Assise cittadina le cui deliberazioni sono sempre state o Ignorate o addirittura superate dalla volontà dell’organo monocratico.

La vicenda relativa alla spesa per i servizi di raccolta rifiuti ne sono eloquente dimostrazione.

Invero, a fronte della vigenza del piano tariffario e delle tariffe sulla tassa rifiuti (Tari)dell’anno 2014,come risultate approvate dal consiglio comunale con deliberazione n. 197del 30.09.2014, la spesa per i servizi rifiuti ha, sin dal primo insediamento dell’attuale sindaco, subito lievitazioni incontrollate, generando debiti su debiti, molti dei quali addirittura riferiti ai canoni del servizio, come accaduto nel corso dell’ultimo esercizio finanziario.

Si è assistito ad una implementazione del già costoso servizio di raccolta che, disposto con ordinanza sindacale, “riteniamo sia in contrasto con quanto in proposito precisato dalla stessa Corte dei Conti – Sezione di controllo per la Regione Siciliana, “che, proprio in risposta al formale quesito formulato dal Sindaco di Gela in ordine alle possibili conseguenze dell’intempestiva approvazione delle Tariffe Tari per l’esercizio 2015, ha così testualmente chiarito:« …non essendo state approvate entro il 30.09.2015…né le tariffe, né il piano economico finanziario, non risulta possibile conseguire quegli standard migliorativi, sotto . il profilo qualitativo e quantitativo che, in termini di raccolta differenziata, erano compendiati nel piano …»,approvato con delibera del consiglio comunale n. 197del 30.09.2014.

La stessa Corte ha poi precisato che, in ossequio all’art. l, comma 683 della Legge n. 147/2013, ave fosse stato intendimento dell’amministrazione comunale procedere alla previsione di un tendenziale miglioramento delle attività di raccolta differenziata rispetto a quelli già definiti nell’apposito piano tariffario approvato dal consiglio comunale, la stessa amministrazione avrebbe dovuto attivarsi per l’approvazione di un nuovo piano economico finanziario e le correlate tariffe TARI, entro e non oltre “‘…il termine fissato da norme statali per l’approvazione del bilancio di previsione …”.

Si è assistito ad un errato modus operandi, per cui, a fronte di un aumento dei costi decretato dalla rimodulata raccolta disposta dal Sindaco con sua ordinanza, la stessa amministrazione ha preteso, dapprima, l’approvazione da parte del consiglio di un piano economico finanziario ben oltre il termine massimo fissato dalla legge e solo di fronte alla mera presa d’atto che trattava si di atto non approvabile per divieto di legge, la stessa amministrazione non ha mancato di indicare, in sede di approvazione di bilancio 2016, una iperbolica cifra di copertura del costo decisamente superiore alle stesse previsioni di entrata secondo gli esatti importi di tariffa vigente, nella plateale ammissione di aver generato un sensibile aumento di costi del servizio, di cui, è bene dirlo, il consiglio è e rimane completamente estraneo.

 

E’ decisone di pochi mesi fa,che la stessa Corte  dei Conti   con deliberazione  n 113/2018 ha assoggettato  il Comune di Gela  alle limitazioni previste  dall’art 188c 1 quater8 “BLOCCO DELLA SPESA  E RICHIESTA DI MUSURE CORRETTVIE”, accertando tra l’altro  rilevanti irregolarità contabili , nonchè criticità di bilancio, che metterebbero  secondo la Corte,  a rischio  gli stessi equilibri di bilancio . Inopinatamente ad oggi tale richiesta della Corte dei Conti, per esclusiva responsabilità del Sindaco rimane  tuttora inevasa con tempi  accordati abbondantemente scaduti .

 

PATRIMONIO

Malgrado i tanti annunci, questa amministrazione non è stata capace  di dotarsi di strumenti amministrativi che rendano il patrimonio pubblico  una risorsa per l’ente , ancora oggi assistiamo a situazioni paradossali dove vedono l’Ente intestatario di utenze al servizio di strutture gestite da privati e per fini esclusivamente privatistici/ commerciali

 

TUTELA DELL’AMBIENTEE DIRITIO E ALLA SALUTE:

Nessuna iniziativa concreta a tutela del diritto alla salute dei cittadini,  se non azioni sporadiche di mero populismo intraprese dal Sindaco che non hanno prodotto alcun risultato, anzi aggravando notevolmente l’offerta sanitaria nel territorio. Sul fronte del risanamento ambientale si è persa traccia di qualsiasi confronto  con L’ENI e il Ministero dell’Ambiente , infatti rimangono irrisolte tutte le questioni legate al piano  di bonifica della piana di Gela e delle area interne al perimetro  della raffineria . Grave responsabilità  ha il sindaco per non avere voluto  un confronto con il Consiglio Comunale e le parti sociali e produttive della città , affidandosi completamente agli Uffici del suo Assessore  Simone Siciliano,   che con atteggiamento arrogante ha dimostrato totale inadeguatezza nel portare risultati postivi

 

MOBILITÀ E SISTEMA DEI TRASPORTI;PARCHEGGIE BIKE SHARING:

mancata adozione del PUMS, con conseguente mancato controllo e contenimento dei gas di scarico dei mezzi di trasporto urbano pubblico e privato. Itinerari veicolari caotici ed incoerenti tali da indurre confusione ed incertezza nel traffico veicolare.

 

 

POLIZIAMUNICIPALE:

disatteso il riordino della polizia locale per incrementare e stabilizzare un servizio di pattugliamento costante del territorio anche attraverso l’adeguamento tecnico e strumentale

 

  1. CENTRO STORICO:

Del progetto di riqualificazione una vie e tre piazze si sono  perse le tracce , dopo tre anni di amministrazione questo sindaco non è stato capace  di sostituire un solo metro quadrato di pavimentazione. Corso  Vittorio Emanuele si presenta fatiscente , sporco  e privo di qualsiasi abbellimento, non è stata fatta nessuna politica di incentivazione per consentire alle attività commerciali , specialmente Food di  sfruttare gli spazi aperti come si fa in tutte le citta del Mondo . Addirittura attraverso una determina sindacale   l’entrata in    funzione  della ZTL è stata   spostata delle ore  18.00 alle ore 21.00, costringendo i cittadini a passeggiare tra lo smog  creato dal traffico veicolare

 

SVILUPPO ECONOMICO :

è un tema, questo, di cui si è reso protagonista il solo Assessore Siciliano, senza alcun coinvolgimento del Consiglio. Assistiamo ogni giorno alle apparizioni televisive e pubbliche dell’uomo della provvidenza, senza ancora aver possibilità di scorgere un sia pur minimo risultato di quanto sbandierato ai quattro venti. La città langue e ogni giorno assistiamo alla chiusura di importanti negozi del centro storico, segnale tangibile di una crisi economica senza precedenti a fronte della quale non basta certamente la sola fisiognomica televisiva dell’assessore di turno. Mancano progetti condivisi di sviluppo del territorio e l’assenza della politica cittadina nei tavoli di incontro a livello istituzionale non possono che danneggiare l’immagine della città, senza di disporre di una larga chiara e univoca convergenza di intenti sul destino di una città che, giorno dopo giorno, continua a perdere posizioni e numero di abitanti.

Ghelas

La maggiore società partecipata del comune è in una situazione debitoria allarmante. Ad oggi è  senza un adeguato piano industriale  ed il Sindaco dopo tre anni  pare non abbia ancora ben chiaro quale sia il “core business” della società.

I debiti verso i fornitori ne  stanno  compromettendo l’operatività  facilmente constatabile  nel vedere l’incuria e lo stato di abbandono in cui versa il verde pubblico  cittadino  e nulla   è stato fatto  per il mancato versamento del TFR ai lavoratori che a quanto pare ammonta a circa  1.600.000,00 di euro .

Dall’insediamento  del Sindaco Messinese si sono susseguiti alla Guida della partecipata  3 Amministratori  ed un “reggente” . L’Arch Giuseppe Robilatte dimessosi 8 mesi prima della scadenza del mandato, l’Avv.  Giuseppe Romano dimessosi “misteriosamente”  dopa appena 6 mesi di mandato,ed infine L’Avv  Franco Gallo ex Sindaco della Città di Gela nominato a quanto pare su segnalazione politica non meglio identificata . Nota a parte va fatta per stigmatizzare   i circa 6 mesi di reggenza alla guida della società del Presidente dei Sindaci revisore Dott. Salvatore Lorefice, infatti probabilmente la Ghelas rimano unico esempio in Italia ma forse  anche al mondo   in cui una società  viene lasciata dirigere da un sindaco  revisore.

 

Considerazioni finali 

 

In conclusione questa incapacità burocratica e amministrativa ha portato ad immobilizzare tutte le attività del nostro comune.

Ripercussioni anche nell’organizzazione delle dirigenze dei vari settori comunali, a causa del discutibile strumento di conferimento di incarichi ad interim. Possibilità quest’ultima cui fare ricorso nei “casi eccezionali” e, invece, al contrario a Gela diventa quasi una regola; Creando ovvi blocchi nelle funzioni ordinarie e di collaborazione con il consiglio comunale e saturando le energie dei dirigenti stessi .

Stesso clima di inadempimenti nei confronti dei dipendenti, diretti e indiretti della casa comunale con particolare riferimento ai lavoratori  Ghelas e R.M.I.

Infatti la  cattiva riorganizzazione e distribuzione del lavoro, insieme  all’errata equazione  tra il rispetto delle capacità e delle competenze e la mole di lavoro quotidianamente creano disfunzioni visibili agli occhi del consiglio e dei cittadini tutti .

Non appare, infatti, isolato il caso della controversia  con il primo segretario  generale da lui nominato, concluso con uno scioglimento consensuale del rapporto di lavoro e che come conseguenza ha paralizzato  per diverso tempo i lavori del consiglio comunale privandolo della sua figura di garante della legalità.

L’incapacità di questo Sindaco di creare e migliorare le risorse disponibili è una costante, ma anzi è da premiare la sua capacità di creare controversie interne e forti contrasti tra funzionari e con i funzionari.

Purtroppo parrebbe che  il sindaco ,Domenico Messinese, non abbia realmente capito che cosa significa fare il sindaco!

Non vuole essere un fatto personale ma ritroviamo nella sua persona anche  carenze dialettiche e  “diplomatiche” con la conseguente scarsa capacità di ascolto; prestare attenzione ai bisogni della gente e garantire la realizzazione di strumenti che permettano alla società civile di presentare proposte e pareri per la formazione delle decisioni che riguardano la comunità è compito in primis del sindaco di una citta e poi di tutta la macchina burocratica.

Infine, un buon Sindaco dovrebbe usare una sedia di legno con la spalliera ad angolo retto per ricordare a sé stesso che a tener la schiena dritta si fa un po’ fatica, ma poi ci si abitua, e questo è un pregio, che tutti guarderanno con ammirazione perché è l’unica posizione utile e funzionale per fare il bene dell’intera collettività.

Invece in maniera opposta non ha perso  occasione di attaccare il Consiglio Comunale , tra l’altro in una vicenda  poco felice che tocca la città ed ogni suo singolo cittadino, infatti  a seguito dell’attentato incendiario ai danni dell’auto del vice sindaco Simone Siciliano con la dichiarazione “non conosciamo gli esecutori di quel gesto ma di certo i mandanti morali. Li abbiamo davanti ogni giorno”. Da non commentare. Lo commenta però il signor Siciliano in una nota trasmissione locale con cui giustifica i toni del sindaco con  un semplice ” tutti sanno che il sindaco è dei modi nudi e crudi. ”

Per concludere , considerato che segnale di gran rispetto  e grande gesto di generosità per la nostra città sarebbe quella delle DIMISSIONI DEL SINDACO, ma che purtroppo non appare una strada possibile, i proponenti e sottoscrittori propongono di mettere immediatamente ai voti la fine dì questa triste esperienza che GRAZIE a lei segnerà, ancora una volta, in negativo la città di Gela.

 

 

 

Tutto quanto come sopra, premesso e considerato i sottoscritti Consiglieri Comunali

CHIEDONO

 

Che il presidente del Consiglio Comunale di  Gela disponga la convocazione di apposita seduta di consiglio, nel rispetto dei modi e dei termini di legge, al fine di discutere in merito alla presente mozione di sfiducia al Sindaco.

Stampa articolo
Visualizzazioni articolo: 2.064
Politica

di più in Politica

Salvatore Cicu a Gela su invito di Sammito

Liliana Blanco23 Maggio 2019

Gelarda a Gela per spiegare il suo progetto politico

Redazione22 Maggio 2019

Sara Cavallo: “valuterò l’opportunità di presentare ricorso”

Liliana Blanco22 Maggio 2019

E’ ufficiale: i consiglieri di maggioranza sono 15

Liliana Blanco22 Maggio 2019

Europee: Saverio Romano, amarcord Dc contro i sovranismi

Redazione22 Maggio 2019

Commissione elettorale: alle 15 il responso

Liliana Blanco22 Maggio 2019

Dopo le amministrative il Pd pensa alle europee

Liliana Blanco20 Maggio 2019

L’Udc continua a parlare di politica a largo raggio

Redazione20 Maggio 2019

Consultazioni: non prima di martedì

Liliana Blanco20 Maggio 2019