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… e ho dormito vicino ad una morta!

… e ho dormito vicino ad una morta!

Gela – Vi raccontiamo una storia di vita e di morte. Di speranza e disperata. Una storia di indifferenza e di orrore. Questa storia viene fuori da un semplice ricovero in un pronto soccorso affollato e angusto. Andrea accusa un malore: la solita prassi. Trasporto in ospedale, pronto soccorso, attesa, terapia. Si guarda intorno e vede desolazione: caldo asfissiante, gente che brontola, altra gente rassegnata. Si sventola in cerca di un po’ di refrigerio, ma niente. Gli duole il petto e teme il peggio: elettrocardiogramma, pressione. “Non è niente” – gli dicono. “Ma niente cosa? Qualcosa deve essere?” “Stia tranquillo – dice il medico – la mettiamo in osservazione per questa notte, in astanteria. Domani decideremo il da farsi: se il quadro clinico si chiarisce la mandiamo a casa, altrimenti formalizziamo il ricovero”. Entra in astanteria. Uno stanzone lungo e stretto con una sere di letti uno dietro l’altro. Non moltissimi. Ci stanno pazienti di tutte le età; uomini e donne, dai 15 ai 100 anni. Si sentono rantoli e bronchiti croniche, umori e pianti giovanili. Di tutto e insieme: c’è la donna gravida e il vecchietto stanco. Qualche paziente ha il privilegio di dormire dietro un paravento altri no. Qualcuno ha con sé un parente, per i casi meno difficili i parenti stanno fuori. Alle tre del mattino viene ricoverata una vecchina allo stremo delle forze; 88 anni, sola, i figli emigrati, solo qualcuno in sede. Anche per lei l’astanteria in attesa di definire la patologia e trovare un posto letto nell’universo di una sanità moribonda, adeguata. Gli infermieri la sistemano in un letto. Sola. La vecchina si lamenta per un po’, si addormenta serena.

Passano le ore. Albeggia fuori dalla finestra e una bandante di un altro paziente sistemato nello stanzone promiscuo, va per aprire un pochino e fare entrare una ventata di aria fresca. Urta contro il letto della vecchina. Urta forte. Si fa male. Nota però che l’urto contro il letto non sveglia la donnina. “Nonna, nonna??? Come va?” La vecchietta non risponde: è piombata in un sonno più forte. Sola è scivolata in un’altra dimensione. Chissà se se n’è accorta. Di certo non se n’è accorto nessuno. “Ma questa donna è morta! – esclama la badante – aiuto, infermiere”. Accorre il personale. La vecchina non c’è più. Non si sa da quanto. Due ore, forse più.  Sola , per come era entrata, in silenzio.

Andrea si sveglia di soprassalto. “Che succede?” “A vicchiareddra muriu”. “Ah, ho dormito accanto ad una morta…… Una storia da lazzaretto dei Promessi sposi. Eppure è accaduto qui da noi, solo qualche giorno fa. Una storia triste, fatta di solitudine e di attaccamento alla vita, mentre un altro essere umano muore…a pochi centimetri da noi.

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