Cultura e Società

‘L’ascolto del minore in ambito giudiziario’: se n’è parlato in Tribunale

‘L’ascolto del minore in ambito giudiziario’: se n’è parlato in Tribunale

Gela – Come si pone la giurisprudenza di fronte all’ascolto di un bambino che testimonia su fatti della sua famiglia? Quali riverberi può avere l’attribuzione di una tale responsabilità sulla vita di un ragazzo? Come interpretare le parole, gli atteggiamenti del minore che parla di fronte ad un padre ed una madre che si rivolgono al giudice. ‘Kramer contro Kramer’ è stato un esempio che ha fatto da spartiacque all’indomani della legge sul divorzio, ma è un film e la realtà, a volte è più complessa. A questi ed a molti altri interrogativi hanno risposto i legali del Foro di Gela nel corso  del convegno dal titolo “L’ascolto del minore in ambito giudiziario” organizzato dall’”A.M.I. Associazione Matrimonialisti Italiani per la tutela delle Persone, dei Minorenni e della Famiglia” (Presidente Sez. Distrettuale di Caltanissetta Avv. Stefania Valente) in collaborazione con la GE.LAF (Presidente Avv. Giuseppe Fiorenza), che si è tenuto nell’aula ‘Moscato’ del Tribunale di Gela

L’ascolto del minore in ambito civile si pone come esercizio di un diritto (il diritto di esprimere la propria opinione e le proprie esigenze) e si distingue dalla testimonianza, (rendere memoria di un fatto) la quale attiene ad un fatto storico al quale si è assistito e di cui si relaziona. I due ambiti (i due “ascolti”) si differenziano profondamente: se nel secondo caso l’esperto è tenuto a salvaguardare anzitutto la precisione, l’integrità e la genuinità del racconto, focalizzando l’attenzione sulle circostanze fattuali ed esperienziali utili per il giudizio; in ambito civile si tratta piuttosto di comprendere in primo luogo i vissuti e gli orientamenti che il bambino esprime.

Il convegno ha trattato in maniera dettagliata il delicato tema dell’ascolto del minore da parte del Giudice nell’ambito dei procedimenti civili di famiglia, nel procedimento penale, nonché l’ascolto del minore da parte dell’avvocato, nei limiti concessi e con le modalità stabilite dal codice deontologico. E’stato affrontato l’argomento dal punto di vista psicologico, per comprendere se durante l’ascolto il minore riferisce la verità e quando invece narra bugie, attraverso le relazioni della Dott.ssa Gabriella Tomai, Consigliere presso la Corte di Appello di Caltanissetta, che ha affrontato l’argomento dal punto di vista civilistico e della responsabilità genitoriale; Dott. Stefano Strino, Procuratore presso il Tribunale per i Minorenni di Caltanissetta; Dott.ssa Elisabetta Rita Pasqualetto, psicologa/psicoterapeuta e Avv. Maria Scuderi del Foro di Gela.

Ai lavori ha partecipato il Presidente Delegato alle cause di famiglia, Dott.ssa Veronica Vaccaro.

 

Il tema dell’ascolto del minore costituisce oggetto di numerosi strumenti sovranazionali, a partire dalla Convenzione dei diritti del fanciullo di New York del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 27 maggio, 1991 n.176 (art.12) e fino alla Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996,

ratificata in Italia con legge del 20 marzo 2003 n. 77 (art.6). L’impatto di tali strumenti nell’ordinamento interno non ha tardato a farsi avvertire per effetto rispettivamente del novellato art. 155 sexies c.c. ad opera della legge n.54/2006

e dell’intervento reso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione – Cass., sez. 21 ottobre 2009, n. 22238; Cass., 26 marzo 2010, n. 7281 – per effetto dei quali

l’audizione del minore deve ormai considerarsi – anche all’interno dei giudizi di separazione e divorzio e di quelli correlati alla rottura di convivenze more uxorio – come dato indefettibile, pena la nullità del procedimento nel quale l’audizione non sia stata disposta senza la valutazione della capacità di discernimento del figlio e dell’eventuale pregiudizio che dall’audizione potrebbe scaturire. L’ascolto dei minori nei giudizi in cui si devono adottare provvedimenti che li riguardano è oggi regolato, nell’ordinamento civile italiano,  riconosce il diritto del fanciullo – che abbia compiuto i dodici anni, o anche di età inferiore se capace di discernimento – ad essere ascoltato in tutte le questioni che lo riguardano.

L’art. 336 bis, cod. civ. dispone che il minore sia ascoltato dal giudice nell’ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo interessano, salvo il caso in cui l’ascolto sia in contrasto con il suo interesse o manifestamente superfluo.

L’audizione è condotta dal giudice, anche avvalendosi di esperti o di altri ausiliari: il giudice può autorizzare ad assistere all’ascolto i genitori, anche quando parti processuali del procedimento, i difensori delle parti, il curatore speciale del minore, se nominato, ed il pubblico ministero. Tutti questi soggetti possono proporre al giudice argomenti e temi di approfondimento prima dell’inizio dell’adempimento.

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