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Il sequestro dell’isola 32 e la difesa dell’Eni

Il sequestro dell’isola 32 e la difesa dell’Eni

Gela – Oggi il sequestro all’isola 32 all’interno dello stabilimento industriale investito dallo scandalo tardivo portato in TV da RaiDue tramite le dichiarazioni di diversi dipendenti della Raffineria, su provvedimento del Procuratore capo della Procura presso il Tribunale, Fernando Asaro. La dirigenza dell’ Eni, si pronuncia a sua difesa con una nota dell’azienda a partecipazione statale:  “Eni prende atto del provvedimento di sequestro della procura della Repubblica presso il tribunale di Gela notificato alla Raffineria di Gela, auspica che questo possa contribuire a fare chiarezza sulla vicenda nel minore tempo possibile e garantisce la massima collaborazione all’autorità giudiziaria. Eni smentisce in modo categorico di aver praticato presso il sito industriale di Gela trattamenti illegali di rifiuti tossici o di prodotti di scarto derivanti dalle proprie attività. Eni ha sempre condotto le attività industriali nel rispetto delle leggi vigenti e mettendo in campo tecnologie all’avanguardia per il miglioramento e risanamento ambientale  nel corso degli anni, lo stabilimento di Gela è stato sottoposto a un elevatissimo numero di controlli di legge, sia relativi all’esercizio delle attività, sia necessari all’approvazione e valutazione degli interventi di risanamento ambientale e bonifica in corso, frutto di complessi iter procedimentali che coinvolgono autorità amministrative centrali e locali. L’impatto ambientale dello stabilimento è stato poi oggetto di valutazione sia preventiva, da parte delle autorità competenti, sia successiva, da parte degli enti preposti al controllo. I controlli espletati hanno sempre confermato l’osservanza delle normative e le indagini ambientali condotte dagli enti pubblici competenti confermano l’assenza di inquinamento diffuso nell’area e soprattutto di rischi per la popolazione della città di Gela. Il normale impatto ambientale derivante dalle attività industriali all’interno del sito, oggetto di risanamento, non ha sortito conseguenze all’esterno, anche grazie alla puntuale implementazione da parte della società di significativi progetti di confinamento. Per quanto riguarda le discariche presenti all’interno dello stabilimento, queste sono oggetto di puntuali sopralluoghi da parte degli enti di controllo competenti  tali discariche, che dal 2001 non sono più in uso e sono oggetto delle procedure di risanamento ambientale nell’ambito del sito si interesse nazionale, sono state realizzate e gestite nel tempo sulla base di progetti autorizzati dagli enti preposti e da questi sottoposte a un’attività di controllo minuziosa e capillare, peraltro tutt’ora in corso. Eni sottolinea come recenti servizi televisivi realizzati nel gelese e volti a raccontare attività illecite con conseguenze ambientali e sanitarie, hanno attribuito con grave errore allo stabilimento di Gela lo smaltimento di rifiuti in discariche situate al di fuori dello stabilimento stesso, responsabilità priva di qualsiasi fondamento. Gela è un sito importante per Eni. Negli ultimi quattro anni la società ha investito 800 milioni di euro in attività di riqualificazione industriale e del territorio, inclusa la trasformazione “verde” dei propri impianti di raffinazione  convertendo la raffineria tradizionale in bio-raffineria in grado di produrre carburanti verdi, che entrerà i funzione nel giro di pochi mesi”.

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