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“Padri che abusano delle figlie; compagni delle madri che concupiscono le figliastre…”

“Padri che abusano delle figlie; compagni delle madri che concupiscono le figliastre…”
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Gela – “Padri che abusano delle figlie;  compagni delle madri che concupiscono le figliastre. E la cosa più sconvolgente è che le mamme si trincerano dietro un silenzio complice”. Con questa descrizione sconvolgente, il vice commissario di polizia Daniela Terrana, ha descritto alcune storie di famiglie dilaniate dalla violenza che si consuma dentro le mura domestiche di famiglie di Gela, dove ragazze che cercano una vita normale, sono dilaniate dal vizio di padri mostri o di compagni che trovano due alcove in una sola casa. “Non pensiate che queste terribili storie si verifichino in ambienti degradati. Ci sono anche le famiglie dei professionisti”. continua la Terrana.   “E non c’è solo questo – ha aggiunto il magistrato presso il Tribunale di Catania, Magda Guarnaccia – sono le donne silenziose che nascondono i segreti più atroci. Non avete idea di quante decine di pagine di denunce ho letto a firma di donne arrabbiate: proprio quelle sono il compendio di rabbia sterile. Le tragedia più immani si nascondono dietro un silenzio doloroso ma terribile da accettare”. Sono quadri di donne emersi nel corso del convegno organizzato dal Rotary club ( presidente Manlio Galatioto), dalla Fi.Da.Pa ( presidente Elsa Aparo) e dell’Inner Wheel ( presidente Elia Nobile) in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne che si è tenuta alla Pinacoteca comunale di fronte ad un pubblico attento e stupefatto. E poi c’è la componente economica che fa da deterrente a orrori familiari. “Quello che si vede nei film – ha continuato il vece commissario – è a pochi passi da noi. Ho assistito a lunghe testimonianze di madri che, dopo anni di violenze silenziose, hanno deciso di parlare ma che subito dopo, per problemi legati a scarsa disponibilità economica, hanno ritrattato perché si pongono il problema di dove andrebbero ad abitare, chi potrebbe pagare l’affitto”. Il solito rifugio che tanto assomiglia al ‘meglio morire di cancro che di fame’. In questo caso ‘meglio sacrificare una figlia che dormire sotto i ponti’. “Storie terribili che potrebbero essere evitate – ha aggiunto la psicoterapeuta Stefania Pagano – solo se in famiglia si riconoscessero i segni in tempo e si intervenisse prima che le situazione degenerino. Perché i segnali del disagio arrivano prima della patologia che segue una violenza di qualunque genere e soprattutto di quelle che si annidano nelle famiglie”. Perché la violenza sulle donne non si incontra solo per strada ma anche fra consanguinei o affini. E poi i casi classici dei mariti, fidanzati, amanti: quelli che in società sono delle persone perbene e che, nell’intimità sono maneschi, viziosi e insospettabili. Queste figure sono state sviscerate dalle tre relatrici che hanno raccomandato di tenere a mentre il numero 1522 per denunciare nell’immediatezza dei fatti, le violenze di ogni tipo.

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Una parola a favore degli uomini l’ha spesa la poetessa Lina la Mattina che ha smorzato i toni forti della prolusione con i suoi versi a volte gravi e a volte spassosi. Ecco un saggio:

 

Aeri mmitata a un convegnu

di fimminicidiu, ntisi

storìi chi fannu arrizzari li carni

pi una comu a mia, libira,

amata, rispettata, quasi venerata

d’un omu pi quasi 60 anni…

Eppuru sintennu  ogni jornu

di fimmini ammazzati, fidduliati

pi troppu amuri… gilusia

vidiri ntra l’occhi di sti fimmini

ummiri scurusi, di dulurusi

rigordi,  sentiri cuntari cu vuci

ancora ‘mpitrata di sangu

ma armati di curaggiu, fa veniri

la scossa, trimari di rabbia

e t’addumanni: si chistu è l’amuri?

 

La poetessa ha sostenuto la causa dei tanti mariti e padri separati che vivono al limite della povertà perché restano fra i pochi che pagano l’assegno di mantenimento. Il prof. Carmelo Nicosiano ha intrattenuto il pubblico con un suo componimento sul tema.

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