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I segreti scabrosi dietro gli attentati

I segreti scabrosi dietro gli attentati

Gela – Ad ogni azione corrisponde una reazione, recita il terzo principio della dinamica di Newton. A questa legge, interpretata in termini caserecci, sembrano ispirarsi le reazioni che a Gela invadono le cronache quotidiane. Non c’è un attentato incendiario, un danneggiamento, una rottura di vetro che sia indirizzata ad un esercizio commerciale o ad un’auto, che non abbia una motivazione precisa. Certo non si sa sul momento o comunque lo sanno in pochi o viene svelato solo dopo indagini che prendono corpo. Di certo nulla si fa senza un perché. Obbedisce a questo principio anche uno degli attentati incendiari degli ultimi giorni su un mezzo parcheggiato i centro storico. Ometteremo i particolari perchè vige il più stretto riserbo su una storia emersa per caso e non supportata da precise denunce, almeno in un primo momento. Di fatto ci sarebbe una storia di molestie, dietro il fuoco appiccato volutamente ad un mezzo nel mese di novembre. Molestie o stupro o violenza;  perché la legge 609 e successivi aggiornamenti li inquadra come tali nel tempo in cui le perversioni sessuali la fanno da padrone. Ma la storia fra un uomo di 38 anni ed una ragazzina di 13, sarebbe nata spontaneamente e con il consenso della minore. Fino agli anni 20 o giù di lì corteggiare una quindicenne  da parte di un giovane uomo era usuale, oggi è reato. Anche se la ragazzina in questione non disdegnasse. Il fatto sarebbe che l’uomo, separato da qualche tempo dalla moglie, aveva mostrato interesse di natura sessuale verso la piccola legata a lui da legami di consanguineità. Si sarebbe mostrato in atteggiamenti osè di fronte alla piccola, il tutto in gran segreto rispetto alla famiglia di lei. Questo stato di cose sarebbe andato avanti per un lasso di tempo relativamente breve all’insaputa dei genitori della minore. Il cuore di mamma però, ha una marcia in più, e qualche sguardo di troppo, l’eccessivo interesse a stare vicina alla figlia minore ed un messaggino decisivo sul telefonino, hanno alzato suggerito il sospetto che qualcosa stesse accadendo. Qualcosa di proibito per una ragazzina ancora in età puberale. I genitori spiazzati dalla possibile rivelazione e dalle conseguenze che avrebbero potuto investire la loro figlia, hanno taciuto i fatti al servizio sociale ma il quartiere ha percepito il disagio, dalle urla di disperazione. Poi il mezzo andato a fuoco e la sparizione dell’uomo che lo usava. Da qui le indagini degli inquirenti che stanno tentando di ricomporre il mosaico. Un’altra storia torbida. L’ennesima, in una città ammorbata dal veleno di un’epoca malsana che colpisce senza posa.

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