Attualità

Week end nella città che muore, cos’è Gela oggi?

Week end nella città che muore, cos’è Gela oggi?
Una riflessione a cura di Giancarlo Costa
Gela – Il Petrolchimico è ancora paesaggio, spettrale nell’ammasso di grigia ferraglia, materia inservibile a innalzare la lapide del tempo che non è più. Quando arrivo devo chiudere gli occhi, il sole irradia un’allucinazione di paglie sulla piana di grigio cemento. Bisogna accecarsi un istante, per vedere Gela davvero, e dopo ricordare ciò che si è appena visto. Me lo insegna il nostro fotografo di fama mondiale, Giovanni Chiaramonte, durante una piacevole cena organizzata dall’associazione Salviamo la Bellezza. Poche ore dopo, quando sono in uno dei lidi del lungomare, provo a bere qualcosa, provo a ballare, ma sono stanco, è palese che nessuno si sta divertendo, eppure la mia generazione è lì, ubriaca di noia, goffamente vestita di stracci da festa. I ragazzini millenials hanno sguardi ancora peggiori. Cercano lo scontro, imitano lo stile dei pezzenti della serie Gomorra. Alle quattro si pestano. Gli uni contro gli altri. Il contatto fra uomini è un fatto miracoloso e ogni cultura, ogni parola, non è che il tentativo dell’avvicinamento. Evitare di sbranarsi, sottrarsi alla violenza come destino biologico. E loro si sbranano. A diciassette anni, a sedici, con i denti digrignati come le scimmie quando hanno paura, le narici allargate come le mandrie di ovini. Sono fieri, dieci contro uno. Non c’è ragione, né dignità, né lealtà, nemmeno nella lotta. E mentre tutti, ai lati della pista, osservano immobili o per ostentare un patetico coraggio sorridono, anche io so che è normale, dovuto, parte del rituale. Soltanto un’altra rissa del sabato sera. Si ripeterà sabato prossimo, il prossimo ancora. Le ragazze metteranno i tacchi alti e i ragazzi gli smoking di plastica. Stiamo ballando, stancamente, sul cadavere della città che vivremo, sognando di scappare, di crescere figli, di viverci meglio. E’ una specie di disperata incoscienza. Poche ore ancora e sono le madri a picchiarsi alla recita di Natale, davanti ai loro bambini. Donne che urlano e scalciano per una sedia. Una sedia. La più elementare organizzazione dello spazio vitale, la più basilare produzione dell’Homo sapiens. L’invenzione che precede la ruota, il fuoco, il bastone. Mentre la notizia fa il giro del web, osservo il mio cane, il mio gatto, il mio pappagallo. E’ incredibile come perfino loro hanno imparato a convivere. Così esco, confuso, straniato. Esco. Perché a Gela non c’è nulla da fare e non resta che andare. Sul lungomare spazzato da un vento insolitamente gelido mi addentro in un ventre vuoto. È chiaro che la città non c’è più, non ci sono le persone, al loro posto vagano solo strani branchi, mucchi di ossa che sbattono. Mi siedo in spiaggia e fumo una sigaretta sulle epoche antiche. La cultura greca, quella romana. Le patrie della filosofia e del diritto. Gela la prima città liberata dal nazifascismo. Gela la città industriale del Sud. Gela medaglia d’oro. I suoi caduti in guerra, sul lavoro, i suoi immigrati venuti qui che sono i nostri padri, i nostri nonni.  Che farsene? Devo ancora chiudere gli occhi, stropicciarli, accecarmi un po’ per capirci qualcosa. Questo confine non è Europa e non Africa, non è società e non deserto, forse è solo una radura, sotto le colline, la piana su cui s’ammassano gli avanzi di civiltà fallite, spinte sulla costa da una qualche risacca abissale. Una frattura, dentro cui si aggirano strane macchine senza funzione, ingranaggi di carne che appena toccati, aggrediscono o si ritraggono nel modo primordiale dei batteri, delle amebe, scappando confuse in ogni direzione, come termiti quando distruggi il termitaio. E’ il Petrolchimico, il termitaio, e noi ruotiamo attorno come orfani impazziti. Ma i gabbiani, mi dico, i gabbiani che rovistano fra i rifiuti, non imparano a essere gabbiani, e perfino questi cani randagi conoscono un ordine che abbiamo smarrito. Però un uomo no, un uomo deve imparare, giorno per giorno, cosa significhi essere un uomo. Deve essere così anche per le città. Cos’è Gela oggi? So che l’unica, debole, occasione, per quest’ammasso di storie perdute, è afferrare la ferita e stringersi attorno ad essa.
L’indomani, sono a una riunione con i ragazzi di un’altra associazione. C’è un imprenditore che vende, da Gela, in cinquanta stati del mondo. Ci sono ricercatori di Berlino. Ci sono casalinghe, commesse, architetti. Siamo pochi, abbiamo una mappa stesa sul tavolo. Ciascuno prende un gessetto e disegna un pezzo della città nuova. Sono idee confuse, ambiziose, strampalate. Sono tutto quello che abbiamo. Ovviamente litighiamo, e finisco a fare casino. – Siamo gente sanguigna – dico al ragazzo tedesco biondo e allampanato. Finchè mi accorgo che abbiamo scarabocchiato tutto il percorso segnando insieme un traccia che va dalle campagne al centro. Ed è chiaro, è nulla, ma siamo vecchi e giovani e siamo seduti insieme e stiamo tutti ricucendo un tessuto strappato. Una cicatrice, come unica guarigione possibile, o un tatuaggio, da impugnare ed erigere a bandiera. In una stagione senza politica, senza aggregazione, senza progetto, dobbiamo sollevarla maledettamente in fretta, maledettamente insieme. Si tratta di esserci o il nulla.
 Giancarlo Maria Costa

Stampa articolo
Visualizzazioni articolo: 3.152
Attualità

di più in Attualità

Il sindaco incontra la Consulta per la disabilità: finalmente il dialogo

Redazione22 Maggio 2019

Prima udienza nel procedimento contro Melfa: ha chiesto di testimoniare

Redazione22 Maggio 2019

Giuseppe Sardella concorre a ‘Mister Universo’ – video

Liliana Blanco22 Maggio 2019

Le trattative aperte all’Aias

Liliana Blanco22 Maggio 2019

Rinvenuto ipogeo ad Agrigento, rifugio antiaereo in seconda guerra

Redazione22 Maggio 2019

Vertice in Prefettura per prevenire gli incendi nei boschi

Redazione22 Maggio 2019

I progetti dei volontari ‘rivali’

Liliana Blanco22 Maggio 2019

Perdita senza fine: via Generale Cascino sempre ‘bagnata’

Liliana Blanco22 Maggio 2019

Assolta Giuseppina Savatta dalla Corte d’appello: era incapace di intendere in quel momento

Liliana Blanco21 Maggio 2019