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“Mamma mi prendi il plaid? Devo andare a scuola”

“Mamma mi prendi il plaid? Devo andare a scuola”
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Gela – Mamma mi prendi il plaid? Devo andare a scuola”. “ “Il plaid per la scuola? – dice la mamma – che novità è questa?” “Si, perché a scuola fa freddo”. Stamattina strane richieste in casa degli studenti di Gela. Non solo i libri, le chiavi del motociclo e i soldi per il panino, ma anche il plaid per la scuola.  Non si è ancora spenta l’eco del paventato rischio di chiusura delle scuole superiori della provincia per la mancanza di luce e gas che arriva un altro problema.  La denuncia arriva alla nostra redazione da un  gruppo di mamme degli studenti  del Liceo scientifico sono costretti a fare lezione dalle 8:15 al freddo nell’istituto Luigi Sturzo  dove si registra questa situazione da giorni in quanto le aule sono senza  riscaldamento. Stanno in  classe con i giubbotti,sciarpe e capelli e coperte. “E’una scena agghiacciante – scrivono le mamme, mantenendo un linguaggio adeguato al periodo di gelo –  Tutto avviene perché in mancanza di aule gli studenti vengono dirottati in un altro istituto dove c’è il problema della mancanza di riscaldamenti. Perché’ mandare a scuola dei ragazzi senza i servizi necessari ,tutti paghiamo la tassa d’iscrizione e i nostri non sono tutelati.Vi consiglierei di fare un bel servizio al riguardo in difesa dei nostri ragazzi. Oltretutto ho letto che un nostro diritto avere delle aule calde specie in questo periodo freddo come questo. I ragazzi si sono portati le coperte da casa. Ma il freddo è tale che risultano inutili specie in una giornata così fredda come quella di oggi. Non è un bello spettacolo vedere i propri figli a scuola all’agghiaccio specialmente ai nostri tempi improntati alla tecnologici. Noi  paghiamo le tasse d’iscrizione scolastica e non usufruiamo dei servizi necessari . Ricordo che la scuola è dell’obbligo fino a 16 anni ma i nostri diritti dove sono?”

 

Al portale specializzato Skuola.net, circa 4 studenti su 10, raccontano che nella loro scuola negli ultimi giorni ci sono stati disagi legati al freddo e al malfunzionamento dei sistemi di riscaldamento (mentre il 59% dice che è tutto sotto controllo). Ma, se analizziamo la situazione al meridione, i ragazzi che stanno combattendo con le basse temperature delle aule diventano la maggioranza (56%). Tra le regioni più in difficoltà quelle appenniniche, complice la neve copiosa degli scorsi giorni: in Abruzzo e Molise quasi 6 studenti su 10 stanno patendo il freddo durante le lezioni. Ma il dato è diffuso omogeneamente in tutto il Sud, poco abituato a gestire condizioni del genere. In mezzo alla notizia

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Cosa dice la normativa

La Legge 23/1996 stabilisce alcuni parametri che devono essere rispettati dalle scuole, non ultimo quello della temperatura, stabilita per legge, che dovrebbe mantenersi intorno ai 20 gradi.

Ecco le regole stabilite per legge alle quali le scuole devono attenersi:

Mq lordi per classi compresi tra 166 e 307

Mq lordi totali per alunno tra 6,65 e 12,28

Altezza di 3 metri in aule ed uffici

Area minima per la costruzione di edifici scolastici: da 6.620 a 33.900 mq

1,96 mq netti per alunno in classe

Numero massimo di 25 alunni per classe

 

Temperatura 20°C + 2°C

Umidità 45-55%

Luminosità sui tavoli da disegno e sulle lavagne: 300 lux

Livello rumorosità massima continua: 35 dB

E non solo. Anche il Decreto legislativo n.81/2008 indica che la temperatura durante i mesi estivi deve essere compresa tra 24 e 27 °C , mentre per i mesi invernali la temperatura deve variare tra 18 e 22 °C . In tutte e due i casi la tolleranza ammessa è di 1 °C.

Anche il tasso di umidità relativa viene considerato dal testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, infatti, quest’ultima può attestarsi tra il 45 e il 70%.

 

La differenza tra la temperatura interna dell’ambiente di studio e quella esterna, non dovrebbe essere maggiore di 7°C.

Scuole fredde, docenti e Ata tenuti a lavorare? Cosa dice l’Aran

La Corte di Cassazione, ad aprile 2015, ha stabilito che nei confronti del datore di lavoro esiste un preciso obbligo di tutelare la salute psico-fisica dei prestatori di lavoro e di assicurare che i locali siano in condizioni tali da permettere agli stessi di adempiere le prestazioni contrattuali cui sono obbligati, non subendo nocumento alla propria salute.

I giudici della Suprema Corte hanno rilevato come esista un obbligo in capo al datore di lavoro di garantire la tutela della salute psico-fisica dei propri dipendenti e collaboratori che ha la sua fonte direttamente nella legge, in particolare nell’articolo 2087 del Codice Civile. Nel caso in cui si prospetti la violazione di tale obbligo, che grava sul datore di lavoro, il lavoratore è legittimato a non eseguire la propria prestazione eccependo l’inadempimento e, al tempo stesso, mantiene il diritto alla retribuzione, in quanto al lavoratore non possono derivare conseguenze sfavorevoli in ragione della condotta inadempiente del dato

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