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Morire a 34 anni e non sapere il perchè

Morire a 34 anni e non sapere il perchè

New York – Questa storia arriva da lontano ma coinvolge una famiglia originaria di Gela che ha ancora qui le sue radici.

“Amore che preparo per cena? Scendo giù, prendo qualcosa e torno subito”. Sono state le ultime frasi, pronunciate in americano, dalla moglie di Remo Cilindrello (nella foto a sinistra, insieme al padre) , oriundo gelese travolto da un destino ineluttabile. Remo non aveva tempo per fare la spesa. Era tornato dalla pizzeria che gestiva insieme ai fratelli; aveva giusto il tempo di fare una doccia e poi tornare al lavoro e poi, a tarda sera, avrebbe rivisto la sua famiglia per consumare insieme la cena. La moglie di Remo aveva fatto presto. Di ritorno a casa, dopo aver riposto la spesa chiama. “Remo? Remo? Dove sei?” “Ma può essere che è già uscito? Ok, lo chiamo al telefono”. Compone il numero del cellulare e sente lo squillo che proviene dal bagno. “Ah ci sei..?” Apre la porta del bagno e trova Remo riverso a terra. Non dava segni di vita, ma la donna non si rassegnava all’idea di una possibile morte a cui non pensava visto che l’aveva lasciato da poco sano e normale. Non sapendo in quali condizioni versasse il marito, ha chiamato il 911, il numero del distretto di polizia. Arrivati nell’appartamento di New York, i poliziotti e servizio sanitario non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Tuttavia si è messa in moto la macchina burocratica che, secondo la legislazione americana, deve accertare i motivi che hanno causato la morte di Remo a soli 34 anni. Il corpo di Remo è stato prelevato e trasferito in una struttura scientifica anatomopatologa dove sono stati prelevatati campioni di tessuti. “I primi esami non hanno dato risultati – racconta il padre Enzo – adesso aspettiamo l’autopsia per sapere cosa esattamente ha fatto morire mio figlio in pochi minuti. Per il momento ci hanno detto che si è trattato di arresto cardiaco, ma questo risultato è troppo generico e sono passati diversi giorni. Non possiamo rassegnarci. Mio figlio era la luce dei miei occhi e la sua morte arriva dopo sei anni da quella di mia mia moglie”. Remo era un ragazzone alto e robusto; nulla faceva presagire una morte improvvisa; lascia moglie e figli, oltre la famiglia di origine ed i fratelli con cui divideva la pizzeria che gestiva a New York. I familiari gelesi, prima della tumulazione che non può avvenire se non si completa l’indagine con l’autopsia, hanno diffuso la notizia attraverso i necrologi ed hanno organizzato un momento di preghiera con una messa in suffragio.

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