Cultura e Società

Sicilia e Grecia unite dall’Elicicoltura

Sicilia e Grecia unite dall’Elicicoltura

Gela – Le conosciamo per la loro particolare casetta dove si rannicchiano, sappiamo della loro lentezza e delle corna sensibili, ma in pochi sanno delle proprietà particolari e delle prospettive economiche in grado di avviare. Sono le chiocciole delle quali, di recente, si conoscono le proprietà terapeutiche per la cura delle pelle. A Gela si è tenuto il primo convegno regionale sull’Elicicoltura organizzato  dalla Ecoconsult presso l’Hotel Villa Peretti.

Attraverso lo studio delle tematiche trattate da biologi, agronomi, docenti dell’Università della Tessaglia,  allevatori provenienti dalla Grecia il convegno ha messo in luce la concreta possibilità di realizzare anche in Sicilia, un innovativo allevamento intensivo su moduli sopraelevati secondo il metodo messo a punto da Franco Ballone. L’allevamento di un tipo di chiocciola, l’Helix Cantareus Aperta ( Ntuppateddra) è stato al centro del convegno. Questa specie di chiocciola vive bene in Sicilia e nel sud dell’Italia, è caratterizzata da un mollusco pregiato ed una interessante resa economica.

” Da diversi anni  collaboro in maniera diretta e costante con Franco Ballone  a questo interessante progetto – ha detto il biologo Salvatore Rinzivillo, responsabile per la Sicilia ed il Sud dell’Italia della UNE ed organizzatore del Convegno – portando avanti una serie di esperimenti sull’habitat ideale di questa particolare specie di chiocciola, confrontandomi continuamente con i docenti dell’Università della Tessaglia e comparando periodicamente i risultati dei lavori svolti in Italia ed in Grecia, arrivando ad ottenere risultati eccezionali. Il metodo italiano si è  diffuso, anche in Grecia dove sta dando ottimi risultati così come evidenziato dalle relazioni esposte dagli allevatori greci presenti al Convegno. L’elicicoltura è un comparto in forte crescita- continua il dott Rinzivillo- e per rendercene conto basta confrontare questi semplici dati: nel 1980 il consumo in Italia di chiocciola era di 4.700 tonnellate annue, nel 2016 si è arrivati a ben 55.000 tonnellate annue. Ma il dato ancora più importante è che di tutto il consumo annuo, solo il 20 % proviene da una produzione locale, l’80 % viene importato dall’estero ( Tunisia, Bulgaria, Romania, etc ). In un contesto socio economico così precario bisogna guardare al passato per costruire il futuro utilizzando, però,  nuove conoscenze scientifiche e supporti tecnologici. Il mercato offre larghi spazi ed il confronto avvenuto ieri tra i vari esponenti scientifici, è  servito a scambiarci le prime opinioni in vista di un progetto sulla cui realizzazione ho assunto l’impegno di lavorare”

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