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Non regge davanti al cadavere della madre: ictus

Non regge davanti al cadavere della madre: ictus

Gela – La morte è sempre un trauma; uno strappo di difficile metabolizzazione, che rompe gli equilibri familiari dato il vuoto che lascia. Ancor di più quando si tratta di un congiunto prossimo. Ma se, come è accaduto in due episodi registrati in pochi giorni fa, gli equilibri precari danno luogo a manifestazioni di animosità incontrollabile che esplode in rabbia e liti per le motivazioni più disparate, in altri soggetti più sensibili può sfociare anche in patologie che si manifestano inaspettatamente. Ancor di più quando il congiunto è legato da un vincolo di sangue indissolubile come quello di un figlio ad una madre. Quante madre sono decedute nelle nostre storie di vita. Si piange, ci si dispera; poi i problemi di tutti i giorni, i figli, gli impegni distraggono ed il dolore acuto diventa sopportabile e ci si convive, fino a quando non sopraggiunge la rassegnazione. Si soffre, manca una parte del sè-amore, ma si sopravvive nel dolore, col dolore. Non è andata così per una donna di Gela che ha subito la perdita dell’anziana madre. Il dolore era terribile, ma come tutte le figlie aveva partecipato attivamente all’organizzazione delle esequie; al funerale, al trasporto al cimitero. Tutto si era svolto come avviene per tanti, milioni di figli. Fino a quando non è arrivato il momento di lasciare la mamma defunta nella camera mortuaria del camposanto. “MI sento male!” -aveva detto la figlia affranta alle sorelle ed ai figli. In men che non  si dica si è accasciata. Immediato il trasporto in ospedale dove i medici hanno diagnosticato un ictus ischemico per il quale è stato necessario un ricovero ospedaliero che si protrae da qualche giorno. Le sue condizioni non sono gravi ma la donna viene monitorata al reparto di cardiologia dell’ospedale Vittorio Emanuele. Un dolore al cuore che si è materializzato in una vera patologia cardiologica.

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