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Al lavoro per il Piano di zona

Al lavoro per il Piano di zona

Gela – Oggi si è tenuto presso il settore dei servizi sociali,  l’insediamento del Gruppo piano per la formulazione del Piano di zona da presentare alla Regione. Lunedì 11 febbraio è prevista la riunione dei sindaci del Distretto e dopo questo step saranno avviati i tavoli tematici con la conferenza di servizio aperta al pubblico. I tavoli tematici vertono su aree tematiche su Disabilità , minori e famiglie, contrasto alla povertà. Si prevede per la settimana prossima la calendarizzazione degli appuntamenti che seguono la riunione propedeutica dei sindaci.

 

La legge 328/2000, all’art. 19, individua il Piano di Zona quale strumento strategico per il governo delle politiche sociali territoriali. Il Piano è lo strumento attraverso il quale gli Enti Locali, con il concorso di tutti i soggetti che a diverso titolo operano sul territorio, ridisegnano il sistema integrato dei servizi sociali di cui l’Ambito è dotato, in riferimento agli obiettivi strategici, agli strumenti da impiegare e alle risorse da attivare per la sua implementazione.

 

Il Piano di Zona è senz’altro la novità più rilevante che dall’approvazione della Legge 328/2000, ad oggi ha coinvolto a livelli diversi di governo le pubbliche amministrazioni (Regione, Provincia, Comuni) e i soggetti della società civile. Rappresenta infatti un’esperienza di forte cambiamento per il sistema dei servizi e delle politiche sociali, cambiamento che ha le sue origini in un processo di innovazione delle politiche sociali e socio-sanitarie che, seppur con qualche incertezza e contraddizione, si è andato sviluppando già dalla metà degli anni novanta” (vd. leggi di settore).

La realizzazione dei Piani di Zona ha introdotto alcune fondamentali trasformazioni nella programmazione delle politiche sociali, in particolare:

 

il passaggio da una programmazione di government, in cui la funzione di governo è svolta esclusivamente dal soggetto pubblico, ad una di governance, in cui la funzione di governo è svolta attraverso la concertazione del pubblico, del privato sociale e dell’intera comunità del territorio;

la possibilità di partecipazione degli attori territoriali alla programmazione delle politiche sociali in un’ottica di sviluppo locale e di confronto costante;

la possibilità di impiegare risorse economiche diverse per il raggiungimento di obiettivi comuni e condivisi in una prospettiva di pianificazione territoriale differenziata ma univoca;

l’opportunità di superare la visione frazionata, propria delle realtà comunali, che ha permesso ai Comuni di agire in forma aggregata e pertanto di rafforzare il potere contrattuale nei confronti dei diversi soggetti istituzionali (ASL, Provincia, Regione).

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