Cultura e Società

Pirandello come non l’avete mai visto

Pirandello come non l’avete mai visto
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Gela – Pirandello raccontato come se fosse un amico; un amico importante, certo, una persona di famiglia di cui si sa tutto. Anche i più piccoli particolari della via privata, anche i sentimenti personali, non solo la poetica. E senza stancare l’uditorio. E’ così che il docente dell’Università Tor Vergata di Roma, Rino Caputo ha raccontato Pirandello, punta di diamante della letteratura mondiale e ricchezza siciliana. La conferenza è stata organizzata dall’associazione ex allievi Liceo classico Eschilo presieduta dalla prof.ssa Maria Grazia Falconeri, che continuano a frequentare il liceo oggi come allora ma con una nuova maturità. Con l’ausilio di immagini, di epigrafi, con la declamazione del gruppo voce con Stefano Rizzo, Gabriella Giordano e Francesco Vacirca, il pubblico presente nell’auditorium del Liceo Eschilo ha potuto ripercorrere la trama della poetica di Pirandello intessuta della sua vita privata, del rapporto con la moglie malata di mente che pure ha vissuto con lui, delle ripercussioni che ammorbavano la famiglia inevitabilmente coinvolta e la sua produzione letteraria. Ed è così che la sua vita entra nella drammaturgia del teatro Pirandelliano, il più rappresentato in tutto il mondo. Ed è così che si riconosce il dramma di un uomo nei suoi scritti, come avviene nella descrizione dell’incesto ‘alleggerito’ fra una giovane ed il patrigno dove l’autore sparge parte della sua angoscia costante: la moglie pazza di gelosia lo aveva accusato di insidiare la figlia Nerina. Il dramma di famiglia continua il suo percorso letterario con il figlio Stefano che descriverà con toni gravi i riverberi della famiglia malata. E ancora i temi della guerra con la prigionia del figlio per la quale l’autore siciliano tentò tutte le strade pur di vederlo libero, si propose personalmente di andare al fronte , ma a 47 anni era considerato troppo vecchio. Il tema del cinema di cui Pirandello colse immediatamente la portata; e quello dell’ironia e dell’umorismo che rappresenta i toni mesti di una donna di avanzata età che si agghinda come una ragazzina provocando un’amare ilarità. L’umorismo di Pirandello si inserisce «in un rigoglioso e più che secolare campo di meditazione e ricerca sul tema. E ancora:   ‘Il fu Mattia Pascal’, ‘Uno, nessuno centomila’, ‘I vecchi e i giovani’ e tante incursioni nelle opere di Luigi Pirandello,  drammaturgo, scrittore e poeta italiano, Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Il tema delle maschere rappresentato con Enrico IV prigioniero della sua stessa carnevalata che non ha un nome se non quello del personaggio del suo costume. E la corda pazza del ‘Berretto a sonagli’: “Deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d’orologio in testa. La seria, la civile, la pazza…dovendo vivere in società, ci serve la civile…ci mangeremmo tutti, signora mia, l’un l’altro, come tanti cani arrabbiati. – Non si può. E che faccio allora? Do una giratina così alla corda civile. Ma può venire il momento che le acque si intorbidano… se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio!”. L’annuncio di Ciampa, il personaggio più complesso de  “Il berretto a Sonagli” di Pirandello, dà la dimensione dell’ipocrisia di una società senza tempo.

Il prof Caputo avrebbe potuto raccontare per ore e ore, senza mai stancare. Si è fermato dando appuntamento senza data per affrontare l’ultimo Pirandello che merita una pagina a sé stante.

 

Ha concluso con il testamento:

“ Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni.

  1. Morto, non mi si vesta. Mi s’avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso.

III. Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m’accompagni, né parenti né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta.

  1. Bruciatemi. E il mio corpo, appena arso, sia lasciato disperdere, perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra della campagna di Girgenti, dove nacqui.

Luigi Pirandello”.

 

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