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Il miracolo di Giuseppe: da agonizzante a scalpitante in un mese

Il miracolo di Giuseppe: da agonizzante a scalpitante in un mese

Gela – I miracoli esistono?  Dalla notte dei tempi se lo chiedono teologi, filosofi, studiosi e semplici cittadini. La Chiesa cattolica sa che esistono, ma ci va cauta a conclamarli. Ha riconosciuto il miracolo per il caso di Rita Coppotelli per la mano santa di Padre Pio; per la guarigione di una suora francese, Marie Simon Pierre Normand, che era affetta dal Parkinson per intercessione di Giovanni Paolo II e per il piccolo David affetto da un tumore ai reni. Gli esempi si potrebbero moltiplicare a dismisura e quanti miracoli  non riconosciuti si contano nelle famiglie pie. Giuseppe non ricorrerà a nessun Tribunale canonico per sapere se, quanto gli è accaduto, sia un miracolo o altro. Lo sa già. Lo sente nel suo cuore e lo vive col suo corpo. Sa, con certezza, che era ad un passo dalla morte ed oggi è vivo; non aveva più forze ed oggi è rinvigorito; aveva quasi detto addio alla sua adorata famiglia e invece oggi canta e balla insieme ai suoi figli. Sa che una mano divina gli ha parlato attraverso le scritture e gli amici che gliele hanno lette e che la sua brutta avventura è solo un ricordo. E poi ci sono i referti medici che non lasciano spazio a dubbi. Giuseppe ha 56 anni. Aveva trascorsi i primi 55 nel pieno vigore fisico. Poi prima dell’inizio dell’estate scorsa aveva cominciato a perdere peso inspiegabilmente. Tanti chili. A fine giugno dai quasi 90 chili della primavera era passato a 66 chili. Fino a quando arriva un dolore lancinante che gli squarcia la schiena. “Sono andato al pronto soccorso dell’ospedale di Gela – racconta Giuseppe Vella – e mi hanno diagnosticato una broncopolmonite. Mi hanno pure consigliato di curarla a casa, perché in ospedale non c’era posto, e invece per altri pazienti il posto è arrivato”. “Passavano i giorni e la situazione peggiorava velocemente – racconta la moglie Rosa Di Giacomo – un giorno mio figlio Dylan ha avuto un problema all’occhio; lo hanno dirottato all’ospedale di Vittoria. Mi marito era con noi ma non si reggeva in piedi; è stato ricoverato lì e i medici hanno capito che il quadro clinico era grave. Poi il ricovero all’ospedale Garibaldi di Catania . Aveva una massa tumorale al cervello e metastasi diffuse al fegato ed ai reni. Era il 1 agosto 2018.

Una tragedia si era abbattuta sulla nostra famiglia. Mia figlia di 24 anni, Denise, pregava insieme ai suoi amici e quando leggeva la Bibbia, il messaggio insistente che si presentava ai suoi occhi era questo: ‘Quando  Gesù ebbe questa notizia disse: ‘Questa malattia non porterà alla morte, ma servirà a manifestare la gloriosa potenza di Dio e quella di suo Figlio’.Giovanni 11:4 ’. Non capivano, ma lei continuava a pregare e i suoi amici con lei”.

“Cominciavano le cure – riprende Giuseppe Vella – dopo essermi sottoposto ad  una serie di accertamenti che non lasciavano speranza: chemioterapia, medicine. Non avevo più forze. Non potevo lavorare e anche la situazione economica precipitava. Anche l’aspetto psicologico era devastato e quello cognitivo al limite. La mia vita era finita. Non sapevo più a cosa aggrapparmi. Non ero fervente nella fede, credente ma tiepido. Quando però il gruppo di preghiera che aveva supportato Denise mi propose di portarmi in una chiesa di Palermo per una preghiera speciale, accettai.

Tanto ero perduto. Cosa poteva accadermi di peggio? Mi hanno sistemato nell’auto e mi hanno portato nel capoluogo: durante il viaggio sudavo in maniera anormale; bagnavo non solo i miei indumenti ma anche quelli di chi mi stava vicino. Avevo perso anche il lume della ragione: dicevo cose senza senso. Mi hanno aiutato a varcare la soglia della chiesa: era molto grande. Non mi reggevo in piedi. I ragazzi hanno pregato tutti insieme, intensamente. Sembrava che sapessero che la grazia dovesse arrivare. Ogni volta che aprivano la Bibbia sentivano sempre gli stessi versetti dell’evangelista Giovanni: io non so leggere molto bene, però me li ripetevano spesso. La preghiera era sempre più forte, fino a quando ho sentito una forza interna che attraversava il mio corpo. Ho sentito i miei muscoli rinsecchiti, rimpolparsi e un nuovo vigore nelle ossa doloranti. Anche i ragazzi che erano con noi hanno notato la nuova luce nei miei occhi che prima erano spenti. Siamo usciti dal luogo di culto dopo qualche ora,  pieni di speranza con una ritrovata energia. Durante il viaggio di ritorno  da Palermo a Gela, non ho sudato affatto e anche l’espressione del viso era diversa come si vede nelle foto. Dopo quel momento di raccoglimento estremo qualcosa era cambiata. Ho ripetuto gli esami ed il 1 settembre  la risonanza parlava chiaro: il tumore era sparito.

Naturalmente ci sono voluti mesi per riprendere peso e forze. Adesso sono tornato a pesare 87 chili, non lavoro ancora perché dopo questa esperienza tornare a fare il muratore è difficile, ma sto bene e rendo gloria a Dio. Io e la mia famiglia abbiamo creduto ed abbiamo ottenuto la grazia. Il padre di un’amica di mia figlia che aveva lo stesso male non ce l’ha fatta. A distanza di tanti mesi ho voluto rendere pubblica questa testimonianza, quando fossi stato  sicuro che il male non fosse tornato: gli ultimi esami sono arrivati pochi giorni fa ed hanno dato esito negativo. Sono guarito. Mi sento bene. Ho avuto un miracolo. Lo so, non devo sentirlo da altri. Lo so io e la mia famiglia che è tornata serena. Io sono un miracolo vivente e questo lo devo a Dio”. Eccolo nella foto di copertina. Questo e’ il racvonto di un uomo che da spacciato ora e’ vivo,felice e scalpitante, come prima e più motivato. Il racconto di un uomondo che sente  nella sua vita , la potenza di Dio.

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