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Gelensis: “per Gela ci vuole un nuovo ospedale”

Gelensis: “per Gela ci vuole un nuovo ospedale”

Gela – Riceviamo e pubblichiamo una nota del gruppo Gelensis:

“La città di Gela ed il territorio circostante sono noti a livello nazionale per la poco invidiata condizione di sito ad elevata incidenza tumorale a seguito dell’incontrollato inquinamento industriale subito nel corso del tempo. Le cronache giornalistiche degli ultimi tempi (Nemo ne ha fatto una serie di puntate) ci raccontano di un sistema irregolare attorno alla raffineria ENI, che avrebbe incentivato il tombamento di prodotti di scarto dei processi lavorativi dello stabilimento sparsi su tutta la Piana di Gela con conseguente contaminazione sia del terreno che delle falde acquifere. Se guardiamo un po’ più a nord, scorgiamo l’impianto delle antenne satellitari del MOUS installate nel territorio di Niscemi, la cui ricaduta in termini di inquinamento elettromagnetico sulla salute della popolazione non è dimostrata ancora con certezza dalla scienza. Riteniamo che il territorio del gelese non possa rassegnarsi a questo destino e vorremmo dare suggerimenti ai nostri rappresentanti istituzionali al fine di migliorare
le dotazioni infrastrutturali ed i servizi necessari alla nostra area. Negli scorsi anni abbiamo proposto la realizzazione di una nuova struttura ospedaliera comprensoriale, che adesso viene rispolverata da molti soggetti, fra i quali anche il management dell’Asp di Caltanissetta. L’area del gelese, grazie alla sua popolazione e all’alto numero di aziende operanti nelle area industriali di Gela e Niscemi, ha, negli anni, contribuito considerevolmente al PIL regionale, oltre che all’apporto, in ammontare, del bilancio della Regione Sicilia attraverso il versamento di tasse e contributi vari.
Nonostante questa contribuzione cospicua, il territorio gelese non ha ottenuto mai un’adeguata ricompensa da parte dell’Ente Regione in termini di servizi ed uffici territoriali. Nell’ambito della ultima riforma sanitaria regionale, l’ospedale di Gela solo sulla carta sembrava avere un moderato numero di servizi e reparti, che riteniamo pur sempre
inadeguati se riferiti al numero di abitanti di questa area dichiarata a forte rischio ambientale. Eni l’ha sempre fatta da padrona nel territorio gelese, decidendo di fare e di disfare, di prendere e di lasciare, di dare benessere e di toglierne, senza che nessuno chiedesse mai il conto, così come gli Stati Uniti d’America sembrerebbero voler fare con
l’impianto MUOS nel territorio di Niscemi. Ecco perché riteniamo che il nostro territorio meriti un nuovo ospedale
comprensoriale che possa coprire l’intera fascia centro meridionale dell’isola, dando la possibilità alla popolazione dei comuni del gelese di potersi curare a casa propria. Potrebbe essere la giusta ricompensa sia da parte di ENI, in continuità rispetto all’impegno già preso di sostenere il “progetto salute”, rimodulando all’occorrenza lo
stesso protocollo di intesa per l’area di Gela del 06.11.2014, sia da parte degli Stati Uniti d’America, e di cui si faccia promotore la politica tutta la quale per decenni ha avallato lo sfruttamento industriale incondizionato di questo territorio. Un ospedale che possa essere considerato come un giusto presidio per la salvaguardia della salute
dei cittadini di un territorio, oramai nazionalmente riconosciuto, come sito a grande rischio ambientale.
Un ospedale che possa contemplare quelle specialistiche atte a scoprire in anticipo o curare quelle patologie di una popolazione sottoposta ad inquinamento dell’aria,delle falde, del mare (prodotti da sostanze chimiche trattate dall’ENI), o da un più subdolo inquinamento elettromagnetico (prodotto dalla stazione MUOS di Niscemi).
Una sanità che possa prevedere per questa popolazione un’esenzione totale dal pagamento del ticket sugli accertamenti specifici per i soggetti affetti da patologie di industrializzazione. Una sanità che possa garantire a carico del sistema sanitario pubblico lo screening gratuito per patologie specifiche esteso a tutta la popolazione
a rischio, senza limiti di età o abbassando i limiti di età. Una sanità che si faccia carico di ogni spesa necessaria per la cura specifica anche extradistretto. Per le popolazioni interessate potrebbe essere una cosa “buona e giusta” perché
queste potrebbero vedere migliorate ed ampliate le opportunità di accesso ai servizi ma anche un migliore sfruttamento delle risorse economiche assegnate pro-capite a questo territorio. Si tratterebbe di risorse che verrebbero tramutate in opportunità e servizi utili. Tutto ciò senza maggiori costi e, anzi, con un possibile miglioramento dell’efficacia della spesa legata ad una migliore e più mirata azione di governo resa possibile dalla
più diretta e immediata conoscenza e comunanza dei problemi”.

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