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Storia di un imprenditore proprietario di un Castello a Piazza Armerina

Storia di un imprenditore proprietario di un Castello a Piazza Armerina

Piazza Armerina – Gli imprenditori gelesi si distinguono fuori dalla città. E’ un classico:  ‘nemo propheta acceptus est in patria sua’ «nessun profeta è gradito in patria», riferita dai Vangeli (Luca 4, 24; cfr. anche Matteo 13, 57, Marco 6, 4, Giovanni 4, 44) come pronunciata da Gesù in Nazareth per stigmatizzare la fredda accoglienza dei suoi conterranei.  Potrebbe essere il caso di Giancarlo Scicolone a Gela semplice imprenditore a volte contrastato e da due anni  proprietario di un castello. Proprio così: dell’antico castello aragonese, uno dei monumenti principali di Piazza Armerina situato sul lato sud del Colle Mira, nella parte alta del paese. La sua costruzione risale al 1392-1396 e la sua nascita è figlia della volontà del Re di Sicilia dell’epoca, Martino I il Giovane il quale lo volle fortemente e fondamentalmente a fini difensivi. Il Castello è testimonianza  delle vicende storiche degli Aragonesi che guidarono le sorti della Sicilia dopo che gli Angioini vennero esiliati. La maggior certezza sulla sua storia, è che dopo il 1892 il Castello Aragonese fu utilizzato come carcere. Nella seconda metà del XX secolo, l’edificio smise di svolgere il ruolo di fortezza carceraria e venne venduto a nuovi proprietari. La fortezza costruita sul finire del ‘300 per volontà di re Martino I il Giovane, fu acquistata nel 1974 dal nobile piazzese Enzo Cammarata che due anni or sono ha deciso di venderlo con un semplice annuncio on line, per un milione di euro, ma pare che si sia accontentato della metà.

Si tratta di un complesso monumentale di rilevante importanza per la città, mèta di turisti anche perché riportato in tutte le guide turistiche illustrate. In passato la trasmissione Italia Nostra se n’era interessata per segnalare le condizioni fatiscenti dell’immobile. Nel castello alcuni tetti sono da rifare ma nel suo complesso sarebbe recuperabile, se adeguatamente restaurato si presterebbe bene a diventare una struttura d’arte e cultura o una struttura ricettiva da cui potrebbe ricavarne giovamento la promozione turistica di Piazza Armerina e anche fonte di possibili posti di lavoro. Il castello sorge sul versante meridionale del Monte Mira dove si trova il quartiere Monte ed il cui comitato ha la sua sede a pochi passi, nella vicina via Floresta. La regolarità dell’impianto planimetrico, si riflette nella configurazione volumetrica unitaria di un blocco parallelepipedo con quattro torri angolari posto su un terrapieno scarpato. Il complesso consta di due corpi longitudinali uniti trasversalmente; il corpo meridionale ha una profondità inferiore di quello opposto che presenta una serie di ambienti in successione, alcuni dei quali risultano oggi privi di copertura; al corpo meridionale, inoltre, sono state addossate delle superfetazioni da mettere in relazione con l’uso carcerario. Nel prospetto meridionale, in cui si individuano numerosi interventi di epoca successiva alla fondazione, si trova l’unico accesso al castello. Alcuni studiosi ipotizzano l’esistenza di altri ingressi e posterle di cui però non sembra sussistere traccia. Gli altri prospetti, più compatti, sottolineano il carattere difensivo della costruzione. Le superfici murarie si presentano lineari, realizzate con conci di pietra disposti per ricorsi regolari e prive di apparati decorativi. Il comitato Monte si è molto interessato alle sorti del castello e lo  conosce bene:  nel cortile interno sono state organizzate per anni le tradizionali cene medievali. Adesso che lo storico edificio si spera possa tornare al suo antico splendore e dare lustro al centro storico. La ristrutturazione del castello sarebbe un ulteriore preziosa tessera del puzzle di promozione turistica del centro storico a pochi passi dal castello troviamo infatti il museo diocesano, la cattedrale, palazzo Trigona, la pinacoteca, la biblioteca con la mostra del libro antico». Tra i possibili acquirenti all’epoca si erano ipotizzati gli enti pubblici tra cui il Comune di Piazza Armerina, eventualità per quest’ultimo poi sfumata per mancanza dei fondi necessari. Un curioso ed interessante particolare: all’interno della cappella del Castello Aragonese sono stati ritrovati alcuni abiti ecclesiastici, di cui Giancarlo Scicolone ha fatto dichiarazione di ritrovamento e che sono stati esposti nella Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio a cura di un club service.

 

Nei progetti dell’imprenditore c’è una imponente ristrutturazione dell’immobile. “Mi ono trovato ad un bivio – ha detto l’imprenditore Scicolone – altri vanno all’estero ed io ho deciso di cambiare settore; spero di riuscire a riportare l’immobile agli antichi splendori per valorizzare la struttura ma dare un contributo allo sviluppo della città. E’ probabile che possa diventare una struttura ricettiva o un teatro o arena; mente l’ala maggiore potrebbe diventare sito per mostre permanenti, eventi, museo. La famiglia Cammarata aveva materiale per una mostra delle torture, in linea con il Castello che è stato anche carcere,  anche se di recente ne è sorto un altro in Sicilia. Ho fatto istanza per inserire il Castello nella rete di Castelli siciliani, assimilabile a quelli della Loira”.

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