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“Mi fa male il cuore”. “Signora venga il 31 ottobre”

“Mi fa male il cuore”. “Signora venga il 31 ottobre”

Gela – C’è una donna malata di cuore. C’è un servizio sanitario pubblico. C’è una situazione economica che non permette a molte famiglie di pagare le spese per le visite mediche. Questo è il quadro generale. Andiamo al particolare. Anna Biundo ha 55 anni, soffre di patologia cardiaca e non ha grandi possibilità economiche. E’ andata a prenotare una visita cardiologica e all’accettazione dell’ospedale le hanno risposto: “signora, venga il 31 ottobre!“. “Il 31 ottobre?? Ma io in quella data forse non ci sarò più. Ogni giorno accuso dolori al braccio sinistro ed al petto. Come faccio ad aspettare 7 mesi e mezzo?” “Signora, mi spiace, ma la prima data utile è il 31 ottobre. E’ tutto occupato prima di quel giorno”. “Che alternative ho?” – risponde Anna Biundo. “Può prenotare una visita a pagamento” – dice la dipendente dell’Asp. “Per quello che mi ha indicato il medico, un esame  speciale per la monitorizzazione dell’attività cardiaca, ci vogliono 300 euro. Dove li prendo io, 300 euro?”. “Signora, non so che dirle. Da noi la situazione è questa”. Fino a qui nulla di nuovo. Lo abbiamo scritto e riscritto mille volte. Da anni. Non c’è nulla di nuovo in questa storia. E’ una delle tante che si sentono. Anna Biundo si è presentata spontaneamente a denunciare questo disservizio. “Non posso spendere 300 euro – racconta – però ho bisogno di essere curata. Le patologie al cuore sono una cosa seria e io temo per la mia vita. I dolori si fanno sempre più forti. Ho chiesto aiuto al mio medico di famiglia, ma ci vuole l’apparecchio e i soldi che non ho. E’ questo il servizio sanitario italiano? Io rischio di morire. Di chi è la responsabilità se mi succedere qualcosa di male?” La paziente deve eseguire un ECgil doppler che negli studi privati hanno un costo elevato.

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