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I piccoli scacchisti della ‘Solito’ in volo verso le competizioni regionali

I piccoli scacchisti della ‘Solito’ in volo verso le competizioni regionali
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Gela – In volo verso le competizioni regionali, i piccoli scacchisti della scuola Enrico Solito di Gela diretta da Clizia Nobile. Per la prima volta nel territorio provinciale è stato disputato nella Casa del Volontariato, il campionato giovanile a squadre per le scuole primarie e medie, organizzato dalla federazione scacchistica italiana (fai) in collaborazione con ASD Scacchi Gela e i piccoli scacchisti sono già proiettati verso le competizioni regionali. Il torneo è stato voluto dalla delegata provinciale della Federazione scacchi italiana , prof.ssa Gina Maniglia, hanno partecipato al torneo le scuole :  la Enrico Solito e  Giovanni Verga per la Primaria;  e per le scuole medie Quasimodo, Verga e Romagnoli.

La  valenza formativa del gioco degli scacchi è indiscussa perché non allena solo la mente sviluppando le capacità logiche, ma anche contribuisce a migliorare la capacità di relazioni  dei giocatori con i coetanei nel reciproco rispetto e a “ fare squadra”.

Da anni la  scuola Enrico Solito si attiva alla divulgazione di questo sport con progetti extracurricolari portati avanti dall’ insegnante Rosa Valenti e quest’anno è arrivato il primo posto con la squadra dei pulcini formata dagli alunni: Antonio Cinici, Gabriele Sapio, Benedetto Mezzasalma, Giuseppe Palumbo e Giuseppe Brentino.

Alcuni di loro nella giornata del 10 marzo per il torneo individuale erano saliti sul podio: Umberto Averna e Massimiliano Ruvio per gli under 8; Benedetto Mezzasalma e Giuseppe Palumbo per gli under 10. Le competizioni regionali si terranno a Marsala il 31 marzo per la sezione individuale ed il 1 aprile per i giochi di squadra.

Il gioco degli scacchi in Spagna diventerà presto materia obbligatoria a scuola, ma in Germania, Francia e Gran Bretagna lo è già da alcuni anni.  Un gioco antichissimo, pare di origine persiana, che sviluppa l’intelligenza, allena la mente e migliora il rendimento scolastico: che, secondo studi realizzati in Germania, aumenta in media fino al 17 per cento. Gli scacchi contribuiscono a prevenire l’invecchiamento cerebrale e quindi a frenare lo sviluppo di malattie come l’Alzheimer. In più, avrebbe anche un impiego proficuo nel trattamento di bambini iperattivi, con autismo, sindrome di Asperger, superdotati, con sindrome di Down e anche nella riabilitazione dei tossicodipendenti. Insomma, un gioco toccasana per la mente.

In Italia nel 2008 è stata firma un’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e la Federazione Scacchistica per introdurre gli scacchi come materia scolastica, appoggiato da una risoluzione del 2013 che impegna il nostro governo a promuovere gli scacchi a scuola e a destinare risorse a favore degli istituti che aderiscono a tale programma. Ma attualmente siamo ancora in fase di attività facoltativa e collaterale allo studio. Ciononostante gli scacchi sono uno sport (si tratta infatti di una vera e propria disciplina sportiva riconosciuta dal Coni) molto utile nel percorso pedagogico, che aiuta il bambino di età scolare a raggiungere una serie di fondamentali obiettivi nello sviluppo della mente, della personalità e del comportamento sociale. I benefici in termini pedagogici che derivano dalla pratica degli scacchi sono lo sviluppo di:

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  1. Capacità logiche

Gli scacchi sono un gioco problem solving: si utilizzano infatti le proprie conoscenze per trovare e giustificare soluzioni a problemi reali. Una partita a scacchi può essere assimilata alla programmazione razionale di un progetto logico di cui bisogna mantenere il controllo nel corso del suo sviluppo con la necessità di verificarlo e modificarlo correttamente in dipendenza dell’analogo progetto logico dell’avversario.

  1. Concentrazione

Le capacità di concentrazione anche prolungata, di pensare ogni decisione (nel gioco, la mossa è irrevocabile), di valutare combinatamente i differenti parametri che determinano la posizione sulla scacchiera in ogni momento della partita cioè: il tempo, lo spazio, il materiale.

 

  1. Accettazione delle regole

Il confronto avviene in condizioni di assoluta parità iniziale, esige per regolamento la massima

correttezza, educa alla lealtà nell’agonismo. All’inizio e al termine della partita i giocatori si scambiano la mano come antico gesto cavalleresco.

 

  1. Autostima

La capacità di ricercare con calma, con determinazione, con fiducia nelle proprie risorse intellettive la soluzione delle difficoltà, filtrando rigorosamente diverse ipotesi razionali per scegliere la più valida, rifiutando risposte affrettate e superficiali: negli scacchi può giovare la fantasia disciplinata, ma non l’improvvisazione. (Leggi anche: autostima in 7 regole)

5.Senso di responsabilità

Ogni mossa è una decisione fondamentale nell’economia della partita, perciò gli scacchi sviluppano la capacità di prendere decisioni, spesso sotto pressione, e di assumersene la responsabilità.

  1. Autocontrollo

Stando seduti concentrati per parecchio tempo è necessario non solo attuare un controllo sul proprio corpo (postura, mani e voce), ma anche stabilire un equilibrio emozionale imparando a gestire al meglio l’ansia.

7. Pazienza

In una partita a scacchi la pazienza è indispensabile per la riflessione e la rielaborazione di concetti, in particolare quello che le proprie azioni provocano conseguenze non recuperabili. La pazienza serve anche a migliorare la forza di volontà, perché a volte bisogna cercare la miglior soluzione per parecchio tempo in posizioni difficili o inconsuete. (Leggi anche: bambini, come insegnare il rispetto delle regole)

  1. Memoria

Negli scacchi è molto utile ricordarsi il più possibile delle varie mosse e delle precedenti situazioni sulla scacchiera per non dover rigiocare da zero ogni volta. In questo modo si migliora la memoria in situazioni via via più complesse, ma si aumenta anche l’elasticità mentale e la capacità di calcolo astratto.

9.Coordinazione

Poiché ogni pezzo si muove in modo diverso sulla scacchiera, gli scacchi consentono di raggiungere anche una sicura abilità spaziale e una coordinazione oculo-motoria. Non a caso il cavallo, l’unico pezzo con un movimento non lineare e che può “saltare” gli altri pezzi, è quello più difficile da utilizzare.

10.Creatività

Il giocatore deve trovare continuamente nuove idee per difendersi o attaccare. Ma deve anche sviluppare capacità intuitive per prevedere le mosse dell’avversario.

Bambini ipercinetici o con problemi di apprendimento? Gli scacchi possono aiutare, ma dipende fortemente dal metodo di insegnamento che deve essere, in questi casi, mirato a sottolineare gli aspetti metacognitivi, cognitivi e relazionali connessi con le situazioni di gioco, lasciando sullo sfondo la didattica e la teoria scacchistica, seguendo in pratica il metodo proposto dal Dott. Giuseppe Sgrò esperto in psicologia dello sport.

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