Cultura e Società

Ecco le Cene di San Giuseppe: “se si dona, la carità si spanderà in tutta la città”

Ecco le Cene di San Giuseppe: “se si dona, la carità si spanderà in tutta la città”

Gela – Tutto pronto per la  “Cena” di San Giuseppe; già da ieri sono iniziate le visite negli altari delle chiese ( nella foto di copertina la cena nella chiesa San Francesco) . Stasera la serata clou : sono delle 25 le tavolate allestite dalle famiglie e in alcune parrocchie della città. “Penso che, questa tradizione, è una delle più belle della nostra terra – dice il parroco della parrocchia San Francesco don Lino Di Dio – Fede, tradizione e folklore si uniscono, intrinsecamente, per sfociare non in uno sterile sentimentalismo o devozionismo ma in una solidarietà verso i più bisognosi. Questo evento, annualmente, attira numerose persone anche dai paesi limitrofi che giungono in città per visitare le tradizionali tavolate in onore del Santo Patriarca. Ho invitato le famiglie che stanno preparando le Cene alla sobrietà, a non sperperare soldi per architetture straordinarie, torte o dolci freschi, frutta fuori stagione, destinati a deteriorarsi e che servono solo a sfamare gli occhi e non altro; l’apparire nella carità non serve, le cose semplici sono le più belle come ci ricorda San Francesco d’Assisi. Ho chiesto di non pensare solo ai tre personaggi ma di destinare una parte della “Cena” ad altri poveri che forse mai busseranno alle nostre porte, a delle famiglie che vivono un momento difficile o ai centri Caritas parrocchiali. Se tutto viene fatto nella discrezione e nel silenzio, la carità si espanderà per tutta la città, donando un po’ di sollievo ai più piccoli. Anche quest’anno – continua don Lino – la Piccola Casa della Misericordia sta organizzando la tradizionale Cena che verrà allestita nella Chiesa di San Francesco di Paola e la cena dei pani presso il salone di Sant’Agostino. Tutti gli alimenti raccolti nel nostro Centro verranno distribuiti alle circa 500 famiglie che la Piccola Casa della Misericordia assiste e a coloro che chiederanno. Sull’esempio di San Giuseppe, custode di Gesù e di Maria, cerchiamo di vivere una carità ragionata nella discrezione, nel silenzio e nella verità, nella certezza che un povero comprende un altro povero, e di mettere a disposizione il poco che abbiamo per il bene di tutti”. Nella Chiesa di Sant’Agostino, dove si venera l’antica statua di San Giuseppe, recentemente restaurata, il 18 marzo alle ore 20,30, il Vescovo Mons. Rosario Gisana presiederà la Celebrazione Eucaristica per la festa dei papà che data l’ora tarda avranno la possibilità di essere tutti presenti.

 

La chiesa e la tavolata rimarranno aperte fino alle ore 2,00. Il 19 marzo alle ore 8,30 verrà celebrata la S. Messa, alle ore 10,30 la Solenne Celebrazione Eucaristica dei Patriarchi e alle ore 18,00 la S. Messa con la distribuzione del pane benedetto. Durante la celebrazione sarà commemorato P. Antonio Salsetta nel suo trigesimo. La venerazione a San Giuseppe, anche quest’anno, si rinnoverà la prima domenica di maggio, con la festa esterna.

ELENCO CENE DI SAN GIUSEPPE 2019 MAGANUCO CONCETTA IRENE, via Modigliani, 44 GRECO FRANCESCA, via Pavia, 36 CAMMALLERI SALVATORE, via Tiziano, 15 TUBEROSA STEFANIA, via Juvara, 33 RATTO NICOLA, via Il Perugino, 17/a PAPPALLARDO VINCENZO, via Legnano, 245 NAPOLITANO CROCIFISSO, via Margi, 11 PAGANO TERESA – MENDOLA SALVATORE, via Ara Pacis, 6 PALUMBO GRAZIA, via Niccolini, 5 PRODI ROSA – GIANNONE ELISABETTA, via Haiti, 3 ARIZZI GAETANO, via Buscemi, 186 SCIASCIA EVA, Corso Salvatore Aldisio, 10 FERRIGNO GRAZIA, via Cesare Augusto, 2 CIARAMELLA – PACIA, via Puglia, 45 CASCINO ANGELA, via Livorno, 225 ISTITUTO DON MINOZZI, Via Europa, 54 RSA CAPOSOPRANO, Via Francia, 4 PARROCCHIA SAN FRANCESCO D’ASSISI , Piazza San Francesco PARROCCHIA SANTA MARIA DI BETLEMME, Via Nardini PARROCCHIA SAN SEBASTIANO MARTIRE, Piazza S. Faustina PARROCCHIA MARIA SS. DELLE GRAZIE – Largo Cappuccini PARROCCHIA SAN DOMENICO SAVIO – Piazza Don Bosco PARROCCHIA SAN ROCCO – Via Bramante CHIESA SAN FRANCESCO DI PAOLA – Piccola Casa della Misericordia CHIESA SANT’AGOSTINO

 

Le origini della Cena di San Giuseppe si perdono nel tempo, ma il rito conserva il valore della tradizione da una generazione all’altra e continua a testimoniare il fascino incantato della spontaneità dei cuori e della nobiltà dei sentimenti verso i fratelli in difficoltà.Si scioglie quindi una promessa per una grazia ricevuta o una richiesta fatta dal Santo in sogno, si adempie un voto fatto per fede e si segue la tradizione che ha, da sempre, un cerimoniale, fatto di gesti rituali, preghiere, canti, pietanze e legato ad una simbologia assai complessa.
​La cena di San Giuseppe, folklore e rito insieme, è una dimostrazione esteriore di quella religiosità autentica, spontanea, singolare e piena di valore antropologico, solidarietà e fratellanza che è nella natura sociale di ogni uomo. Dopo le celebrazioni natalizie inizia la questua penitenziale, che anticamente, se il voto era pubblico, veniva fatta anche a piedi scalzi per tutta la città di porta in porta, così si avvia l’acquisto del materiale per l’allestimento della Cena a tre pezzi per prodotto che poi sarà consegnato ai tre personaggi.
​ Nei giorni che precedono la festa di San Giuseppe c’è un vero coinvolgimento dei quartieri per allestire la Tavolata, donne intente a preparare dolci e pietanze varie, uomini che preparano l’impalcatura di legno, solitamente con 5 o 7 gradini, giorni per modellare con vera creatività ed arte tutta la sala dove si realizza la Tavolata con lenzuola di filo, tovaglie di pizzo, decorazioni, fiori, il tutto per rendere onore alla Santa Famiglia. La fatica dei preparativi viene offerta come un tributo d’amore alla santa Famiglia di Nazareth. Le pietanze della “Cena” possono essere cotte o crude, in base ai piatti proposti. Nel rispetto della Santa Quaresima, quale solitamente cade la solennità di San Giuseppe, si evita la carne. Oggi, si è diffusa l’abitudine di mettete in tavola solo alcune pietanze simboliche della tradizione marinaia gelese (l’uovo sodo, il misto fritto di pesce, la pasta con i legumi “u maccu”, i carciofi farciti sia con la mollica di pane che con olio aglio e prezzemolo, l’arancia, il limone, il vino e il pane) e comprare quello che si preferisce lasciare crudo perché lo si possa consumare in seguito. Il 18 alle ore 12:00 tutto deve essere pronto per l’apertura della Cena e la benedizione del Rettore di Sant’Agostino; inizia così la lunga visita dei fedeli fino a notte inoltrata. Intorno alle ore 23:00 si recitano il rosario o il Sacro Manto di San Giuseppe e delle preghiere tradizionali in dialetto fino ad aspettare “a palummedra” cioè una falena che simboleggia, nella tradizione gelese. Lo Spirito Santo e la compiacenza del Cielo. La notte continua con un momento di festa e di condivisione. A tutti coloro che visitano le tavolate vengono offerti i ceci, fave o pane, segno dell’abbondanza. Per cogliere il profondo valore religioso delle tavolate di San Giuseppe bisogna comprendere il simbolismo dei pani o dei dolci che ripercorrono tutto il rapporto tra l’uomo e Dio e richiamano le meraviglie del Creato, secondo un criterio allegorico ben definito o simboli biblici. Non possono mancare nella Tavolata, oltre le primizie, i pani o i dolci a forma di bastone, serra, martello e la scala, attrezzi che rievocano gli arnesi di lavoro di San Giuseppe; la stella, il cuore, la luna e la palma dedicati alla Vergine Maria; il sole, la mano, la croce, il gallo e il cestino dedicati al Bambino Gesù.
​Il giorno della Solennità di San Giuseppe, dopo aver partecipato alla Messa dei Patriarchi nella Chiesa di Sant’Agostino, i tre personaggi che rappresentano Giuseppe, Maria e Gesù, solitamente vestiti con dei costumi tipici, si avviano verso le case dove sono state allestite le tavolate. I tre dopo aver bussato per tre volte, evocando quello che la Sacra Famiglia di Nazareth fu costretta a fare esule in terra d’Egitto, entrano alle ore 12:00 nell’abitazione al grido “W Gesù, Giuseppe e Maria” e iniziano a mangiare. Sarà sempre San Giuseppe a “governare” il rito. Colui che interpreta la “figura” di San Giuseppe tiene in mano un bastone con alla cima dei gigli in ricordo del miracolo che, secondo i Vangeli Apocrifi, avrebbe consentito di individuare Giuseppe quale sposo della Vergine. A lui spetta decidere quando finire di mangiare la pietanza battendo tre volte la forchetta sul bordo del proprio piatto. A questo segnale tutti gli altri “Santi” devono smettere di mangiare e passare alla pietanza successiva, servita dai componenti della famiglia devota. Alla fine del pranzo, dopo un breve momento di preghiera, i “Santi” portano via con se tutto ciò che è rimasto. Durante il pranzo, solo con il consenso di San Giuseppe, si possono offrire dei dolci ai fedeli; a conclusione del pranzo, viene offerto a tutti la tradizionale pasta con i legumi chiamata “i virgineddri”.

Stampa articolo
Visualizzazioni articolo: 3.634
Cultura e Società

di più in Cultura e Società

Presentazione del libro di Lauria

Redazione23 Maggio 2019

Legalità: battere i muri del pregiudizio. Storia di Daniela, piccola e determinata

Liliana Blanco22 Maggio 2019

La prima della ‘Giornate della legalità’ alla Mattei

Liliana Blanco22 Maggio 2019

Rovereto ardente con Maria ai piedi di Gesù

Redazione22 Maggio 2019

Conferenza su Leonardo

Liliana Blanco22 Maggio 2019

Monica Borrettini vincitrice de ‘La Gorgone d’oro’

Redazione22 Maggio 2019

Impara l’arte dell’uncinetto

Redazione22 Maggio 2019

La sindrome metabolica e la dieta come stile di vita: conferenza a scuola

Liliana Blanco21 Maggio 2019

‘Il medico dei pazzi’ dell’UniTre

Liliana Blanco20 Maggio 2019