Visione di Sicilia

La posa d’inciampo, per ricordare Liborio Baldanza

La posa d’inciampo, per ricordare Liborio Baldanza
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La posa d’inciampo, la prima in Sicilia, per ricordare Liborio Baldanza. Il piccolo Borgo di Geraci Siculo, sabato 6 e domenica 7 aprile, ricorderà la coraggiosa figura del suo concittadino, perseguitato dal governo fascista a causa della sua opposizione al regime dittatoriale e, in ragione di ciò, deportato a Mathausen e deceduto durante la prigionia a Hinterbruhl il 3 aprile del 1945. 

L’Amministrazione e il Consiglio Comunale vuole celebrare e salvaguardare il ricordo mediante l’incisione del nome di Liborio Baldanza nel contesto urbano attuale e futuro attraverso l’apposizione di una “pietra d’inciampo” all’innesto della Via Vittorio Emanuele con la Via Vento, luogo dove visse a Geraci Siculo. Negli ultimi anni, soprattutto grazie al pregevole impegno del Prof. Giuseppe Vetri, ha avuto luogo, una grande attività di riscoperta e di ricerca intorno alla figura e alla personalità di Liborio Baldanza.

L’iniziativa della realizzazione delle pietre d’inciampo è stata ideata dall’artista Gunter Denming proprio per mantenere la memoria diffusa delle vittime uccise nei campi nazisti e, ad oggi, ha portato all’installazione di oltre 71000 “pietre” in diversi Paesi europei. Le “pietre” consistono in mattoni della dimensione di un sampietrino (10 x 10 cm) ricoperti di una lastra d’ottone sulla quale sono incisi i dati essenziali della persona commemorata, e vengono incorporati nel selciato stradale per creare nella visuale dei passanti “inciampi” che spingano a ricordare e riflettere.

Il programma della manifestazione prenderà il via sabato 6 aprile alle ore 10.00 al Convento degli Agostiniani con la partecipazione degli alunni dell’Istituto Comprensivo “21 marzo”, dei familiari del Liborio Baldanza e del Prof. Giuseppe Vetri. Domenica 7 aprile alle ore 10.45, alla presenza delle autorità civili, militari, religiose e dei familiari, proseguirà dapprima in aula consiliare e, dopo, con la posa materiale della pietra in Via Vento.

“La collocazione di una pietra d’inciampo, la prima collocata in Sicilia, in memoria di Liborio Baldanza – afferma il sindaco Luigi Iuppa – costituisce una importante azione di ricostruzione della memoria, soprattutto per le giovani generazioni oltre che un ristoro morale, seppur tardivo, nei confronti della memoria di Baldanza e della sua famiglia, da parte della comunità geracese. Il sito ove verrà collocata la pietra d’inciampo – prosegue il primo cittadino – costituirà luogo di ricordo per i cittadini e per i visitatori del sacrificio di tanti, uomini, donne e bambini vittime della spietata e ottusa discriminazione del nazismo”.

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Di seguito il profilo di Liborio Baldanza tacciato dal Prof. Giuseppe Vetri. Liborio Baldanza nasce a Geraci Siculo il 2.8.1899 da Giacomo, falegname e da Catania Virginia, sarta. Ancora bambino, la famiglia si trasferisce a Palermo dove il padre trova lavoro come cantoniere. Liborio è il secondogenito di quattro figli e frequenta con diligenza la scuola elementare fino alla sesta classe. All’età di otto anni rimane orfano del padre. Concluso il ciclo scolastico “va a bottega” per imparare il mestiere di fabbro. A 15 anni viene assunto dai Cantieri Navali di Palermo e contemporaneamente dalla Società italo-belga Les Tramways de Palerme come meccanico. Nel medesimo anno frequenta la Scuola tecnica serale. Nel giugno 1918 è chiamato sotto le armi nella Marina per 34 mesi. Al ritorno viene riassunto dalla Tramways e aderisce al Partito Comunista. Nel 1924 parte per Milano dove lavora per pochi mesi; quindi si trasferisce a Sesto S.G. dove trova lavoro temporaneo in diverse fabbriche. Nel 1925 viene assunto dalla Ercole Marelli. Prende contatti con la cellula del Partito Comunista e dopo poco tempo è uno dei dirigenti più attivi e stimati. Svolge attività politica e sindacale clandestinamente perchè resa illegale a seguito delle “leggi eccezionali” varate dal governo fascista. Si sposa con Anna Perret, con cui condivide la passione e l’impegno per la libertà e l’antifascismo, ma la vita familiare viene penalizzata dalla severa militanza, dagli arresti e processi, dai periodi di carcerazione, dai lunghi incarichi politici all’estero. Nel 1931 viene arrestato e processato dal Tribunale Speciale con l’accusa di “organizzazione comunista ” e licenziato dalla Marelli. Verrà assolto ma sottoposto al “regime di sorveglianza”. Nel 1932 emigra in Svizzera. Viene arrestato nuovamente e processato dal TS con l’accusa di “organizzazione sovversiva e propaganda antifascista”; usufruisce dell’amnistia del 1932.Tra il 1933 e i primi del 1935 è Fuoruscito in Francia e Svizzera dove si occupa anche della rete organizzativa per trasferire i volontari italiani nelle Brigate Internazionali in Spagna. Nel 1935 è assunto dalla Breda sezione Fucine. Prosegue la militanza clandestina. Nel 1936 nasce il figlio Dimitri. Tra il 1937 e il 1938 è in Francia. Nel 1939 viene nuovamente arrestato ma rilasciato per insufficienza di prove. Risulta tra i dirigenti e organizzatori della Resistenza in fabbrica dove, dal 1942 è membro del CLN e tra i promotori dei grandi scioperi dal marzo del 1943 al marzo del 1944. Dal 1943 fa parte delle Formazioni partigiane Garibaldi nella 128° Brigata della 9° Divisione. I tedeschi agiscono con arresti e deportazioni in massa di lavoratori e Baldanza è uno tra questi. Arrestato in casa davanti al figlioletto e alla moglie il 14.3.1944, è deportato a Mauthausen il 17.3.44. Il 24 è trasferito al lager di Gusen e successivamente in quello di Schwencat e Hinterbruhl. Lavora “da sole a sole” come schiavo specializzato in cambio di una brodaglia, un cucchiaio di margarina, un tozzo di pane stantio; subisce, come tutti, botte continue, angherie, crudeltà ma resiste. Le testimonianze di suoi compagni di prigionia raccontano di un uomo messo a dura prova nel fisico e nello spirito che “è rimasto fedele e non ha tradito i doveri di militante” e di italiano. L’1 aprile 1945 Baldanza inizia insieme a migliaia di prigionieri la Marcia della morte di 220 Km, organizzata in varie località dai tedeschi per eliminare tutti coloro che non resistevano fisicamente. Il 3 aprile cade esausto ed è finito con due pallottole alla testa. Il governo della Repubblica nel 1949 lo “riconosce partigiano combattente caduto per la lotta di liberazione”. Nel 1974 gli viene assegnata la Medaglia d’oro con la seguente motivazione: “Per l’impegnata estrema difesa della libertà sostenuta sino al sublime olocausto della vita”. In quel duro e tragico contesto di dittatura e violenta repressione, il nostro concittadino Baldanza Liborio a rischio della vita ha condotto dal 1925, individualmente e insieme a compagni e amici, una silenziosa, minuziosa, tenace opposizione alla dittatura, nei luoghi di lavoro, in città, in Europa. Si è impegnato per un’Italia libera e democratica e per consegnare a noi e ai nostri figli un Paese migliore”.  

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