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“..Crocifiggilo, crocifiggilo!”

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Rubrica ad ispirazione religiosa a cura di Totò Sauna

DOMENICA 14 APRILE 2019

Il Vangelo di oggi( Luca 22,14- 23,56) rappresenta la Passione e la Morte di Gesù Cristo

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Un brano del Vangelo che ci scuote, ci strapazza. Tre riflessioni. La prima: Gesù sa che va a morire. Sa quale è il suo destino e non si tira indietro. Non scappa. Non fugge. Non si nasconde. Anzi, entra a Gerusalemme in maniera trionfante. Lui si è fatto uomo per questo momento, per andare a morire in croce. La seconda; la sua entrata a Gerusalemme in groppa ad un mulo. Segno di pace,di lavoro, di mansuetudine, anche di testardaggine di impegno, di fatica. La terza riflessione;  l’atteggiamento della gente. La gente siamo noi. Io e te fratello lettore  o sorella lettrice, io e te. Quando incontriamo Cristo siamo felici, allegri, gioiosi tanto che innalziamo le palme e gridiamo forte alleluia, alleluia, magari, abbiamo ricevuto una Grazia. Abbiamo ricevuto una notizia bella . Insomma, le cose ci vanno bene . Però,non esageriamo. Non lo diciamo in giro. Vuoi mettere che non è anche merito mio ? Io sono forte, sono bravo, il migliore, insuperabile.  “Io sugnu u chiu spertu”. Allora, piano piano Cristo viene messo da parte. Viene accantonato. E’ la vita. Quella nostra. Incontriamo Gesù e sentiamo forte il desiderio di innalzare le palme. Ma , poi. Ce ne dimentichiamo. Se prima eravamo a pregare in maniera incessante, dopo non abbiamo più tempo. Devo andare di qua e di là.  Poi. Dopo. Il suo posto viene occupato da altro. Non lo so, l’elenco è pieno e le varianti molteplici. Mi ricordo una canzone di Francesco Guccini che il titolo era “ Dio è morto” ed elencava tutta una casistica per dire quando Dio muore. Ci siamo dentro fino al collo. Tutto fila liscio fino a quando siamo chiamati a testimoniare. Fino a quando non possiamo nasconderci. Fino a quando il dolore non viene a trovarci. E allora come reagiamo? E la gente ci guarda e ci giudica. Come è successo a Pietro.  Non eri tu un suo discepolo? E, Pietro rinnega e noi rinneghiamo per il quieto vivere. Essere cristiani tante volte è, sempre, scomodo. Si vero, andiamo a messa, la comunione, certo, ma, poi se vediamo una musulmana che ci chiede un aiuto ci giriamo dall’altra parte. Parliamo di accettare gli immigrati, ma non ci scandalizziamo quando questi sono ridotti in schiavitù. Gridiamo, scriviamo, protestiamo ma al momento della testimonianza non ci siamo.  Ci conviene starcene in silenzio, di nascosto. Allora, scegliamo la maggioranza. Ci sentiamo più protetti. Che bello stare con la maggioranza. Ci nascondiamo nella moltitudine. Cerchiamo qualcosa o qualcuno che ci possa nascondere. La colpa non è mia è sua. Io non volevo. Ma Gesù ha chiamato me e te. Non la moltitudine. La sua è una chiamata personale. Ecco perché siamo diversi noi cristiani. Non ci nascondiamo. Siamo presenti. Essere cristiani significa essere controcorrente.. Scegliere la famiglia.. Scegliere la vita e non l’eutanasia e non la morte e  non l’aborto e non le coppie di fatto. E con Dio non si scherza. Non possiamo stare un piede qua e un piede di là. No. Siamo chiamati sempre a  scegliere l’amore. Quello vero. Non quello sburgiardato da rotocalchi e trasmissioni televisive. Non quello gridato dalle Barbare D’Urso che imperversano nelle trasmissioni. Ci fanno sentire diversi. Fuori luogo. Non di moda.  Spesso non ce la facciamo a reggere il peso. Allora amiamo stare con la maggioranza. Ma si l’aborto a volte si può fare, le coppie dello stesso sesso che male fanno, povero vecchietto meglio la morte. E piano piano eliminiamo Cristo dalla società. CI creiamo una religione un po’ new age. Fino all’inverosimile. A restare nascosti,. Non abbiamo la forza di testimoniare. Abbiamo paura di essere crocifissi. E quando  tutti gridano crocifiggilo, crocifigillo, ci dispiace, lo diciamo sottovoce, ma ci siamo anche noi. Lo gridiamo piano piano però. Lo so è sbagliato. Ma ci possiamo mettere contro tutti? ci possiamo mettere contro l’onorevole, contro il pilato di turno ? Contro il capo? Ma siamo pazzi? Mi devo sistemare mio figlio, ho fatto richiesta di questo e di quest’altro e ci vendiamo Dio. Ci vendiamo Gesù per liberare Barabba che è dentro di noi. Si per liberare Barabba per un tozzo di pane duro e ammuffito ci vendiamo Cristo. Per portarlo alla croce. Meglio che muoia uno per tutti, aveva sentenziato il Sommo Sacerdote. Meglio far fuori questo scapestrato ed irrequieto profeta improvvisato piuttosto che noi. Meglio Lui in croce.  Per me e per te. Ha fatto ciò che poteva fare, Gesù. Parlato, amato, guarito, condiviso. E convertito, abbracciato, sorriso. Cos’altro può dare per convincerci di sé e di Dio? Solo una cosa. Far vincere i suoi avversari. Morire. Altro è predicare, altro pendere da una croce. Altro convincere o fondare una religione, altro restare appesi fino ad esalare l’ultimo respiro. Gesù è disposto a morire per mostrare la verità dei suoi gesti. Morire per mostrare ad ogni uomo chi è veramente Dio. Il suo amore ci salva, non il suo dolore. Un amore che manifesta, che mette a nudo, che scuote e stupisce. La croce diventa, allora, l’ultimo sì detto al Padre. E all’uomo. L’ultimo tentativo  di manifestare Dio. Capirà l’uomo? Capiremo? Ora dopo ora, questa settimana, seguiremo l’ultima settimana del Maestro. Mettendoci al suo fianco, accanto, senza far rumore. Silenziosi, riflessivi, stupiti, storditi, commossi. Assisteremo, ancora, a quella prima cena, il giovedì sera. Il momento in cui Gesù ha inventato l’eucarestia e il sacerdozio. Veglieremo, in quella notte. Per fare compagnia a Dio che muore per amore. E poi venerdì, andando al lavoro, in mezzo al caos della folla che aspetta con ansia le vacanze, vedremo l’appeso in uno scorcio fra le strade della nostra città. E ci inginocchieremo davanti ad una croce e ripeteremo: Dio santo, Dio forte, Dio immortale, abbi pietà di noi. Il sabato attenderemo. Fino alla notte. La prima fra le notti, la notte del grido e della luce.

Buona Settimana Santa.

Totò Sauna

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