Storie

Noi, lavoratori ‘usa e getta’……..

Noi, lavoratori ‘usa e getta’……..

Riceviamo e pubblichiamo la ‘Lettera aperta’ di tre lavoratori che vogliono raccontare la loro storia:

 

“Siamo padri di famiglia, lavoratori, cittadini inseriti in un contest sociale dove si dà il proprio contributo a titolo di imposte, ma anche il giusto per mantenere i nostri figli. Vogliamo raccontare la nostra storia perché riteniamo ingiusto che i lavoratori debbano pagare a fronte delle macchinazioni dei titolari di impresa che trovano sempre il modo per risparmiare a nostro discapito. E per quando ci è dato sapere la giustizia locale, da qualche tempo, pende dalla parte dei più forti e lascia sulla strada quanti vogliono lavorare onestamente. Abbiamo lavorato per anni presso la Ascot International e siamo stati messi alla porta e adesso arriva l’avallo dei giudici. A cosa è servita la rivoluzione industriale, il sacrificio di tanti patrioti che hanno combattuto per i diritti dei lavoratori se, oggi come si sente da più parti, ognuno è libero di licenziare con espedienti riconosciuti dalla giustizia. E che giustizia è questa, se giustifica le mosse di chi si arricchisce in danno dei lavoratori? Non vogliamo che il nostro lavoro. Null’altro. Per vivere dignitosamente, per dare un futuro ai nostri figli, per avere la dignità di uomini, padri, cittadini e per dormire sonni tranquilli. Vogliamo raccontare la nostra storia per sensibilizzare la società affinchè vicende come la nostra non si ripetano e perché i lavoratori siano tutelati dalla Giustizia e dalla Stato che, con una legge opinatibile li trattiene al lavoro fino a 68 anni. Noi invece siamo stati ‘buttati’ e ci ribelliamo. Abbiamo storie diverse: fra noi c’è l’operaio, il professionista, l’impiegato ma siamo accomunati da un unico denominatore, il licenziamento che riteniamo senza giusta causa.

Ecco i fatti: la Ascot Industrial s.r.l. ha operato nell’ottobre del 2017 il licenziamento di tre dipendenti  Giuseppe Carrara, Domenico Maganuco e  Claudio Perrone adducendo motivi di riassetto aziendale dovuto ad un ridimensionamento dell’ azienda a seguito di una presunta crisi aziendale; riassetto operato con la esternalizzazione dei settori aziendali ove eravamo collocati.

Il riassetto aziendale si e’concretizzato  mediante la “esternalizzazione” di alcune attivita’  produttive che riguardano proprio noi tre lavoratori. Abbiamo impugnato il licenziamento sostenendo in sintesi:

  1. Di avere svolto nel corso del rapporto di lavoro mansioni in diverse attivita’ produttive” oggi ancora attive in azienda con frequenti cambi di mansioni e per lunghi periodi, con conseguente acquisizione di professionalita’
  2. Che strumentalmente la Ascot nell’ultimo periodo antecedente il cosiddetto “riassetto aziendale” li ha collocati in quei settori che aveva gia’ programmato di esternalizzare con conseguente licenziamento
  3. Che la Ascot non ha inteso riutilizzare i tre lavoratori nei settori non esternalizzati e nei quali gli stessi avevano gia’ proficuamente esercitato le mansioni, non considerando che in tali settori sono rimasti lavoratori con anzianita’ di servizio e situazione familiare che certamente vedrebbero garantito il mantenimento del posto di lavoro da parte dei tre lavoratori
  4. Che non risponde al vero la addotta crisi economica della Ascot visto che, a fronte della esternalizzazione dei settori riguardanti noi lavoratori, negli altri settori dove avevamo comunque proficuamente svolto per tanti anni le mansioni – come emerge dalle buste paga prodotte in giudizio – sono state effettuate diverse nuove assunzioni a tempo determinato, a riprova dell’incremento di produzione in tali settori nei quali i tre lavoratori potevano proficuamente essere ricollocati avendo anzianita’ di servizio e qualifiche maggiori rispetto a lavoratori che hanno mantenuto  il posto di lavoro.

Questi i fatti denunziati a seguito del quale il Tribunale del Lavoro di Gela ha ritenuto rigettare i ricorsi ritenendo prevalente il presunto interesse della azienda (parte forte del rapporto) rispetto all’interesse di noi lavoratori, parte debole del rapporto, a mantenere il posto di lavoro anche mediante ricollocazione in altro settore da noi stessi gia’occupato.

Tale decisione appare “singolare” se si considera che nelle sentenze viene citata giurisprudenza della cassazione che sembra contraddire le stesse decisioni; infatti la cassazione citata statuisce che il datore di lavoro  puo’ procedere ad un riassetto aziendale per ricercare un maggiore profitto ma tale scopo non puo’ essere perseguito solo con l’abbattimento del costo del lavoro.

Nel  caso che ci occupa la Ascot ha scientemente esternalizzato alcuni settori dopo avere collocato in tali settori lavoratori prima utilizzati proficuamente in settori che oggi non solo non vengono esternalizzati ma potenziati con personale a basso costo ( tempo determinato) piuttosto che ricollocare i lavoratori che hanno maturato in quei settori esperienza e professionalita’ ma che avrebbero  avuto costi maggiori.

Le decisioni del Tribunale del Lavoro di Gela appaiono ancora piu’ singolari se si considera che viene premiata la strategia “remunerativa” della Ascot piuttosto che il diritto costituzionale al mantenimento del posto di lavoro dei tre dipendenti che hanno la sola colpa  di avere una anzianita’ e una professionalità  maggiore con conseguenti costi maggiori per il datore di lavoro.

E’ evidente che la scelta di personale a tempo determinato con minore professionalità a discapito di ricollocamento di dipendenti maggiormente qualificati ha solo finalità speculative senza garanzia di qualita’ a scapito di una situazione familiare e personale dei tre lavoratori che vengono sacrificati sull’altare del profitto con la “benedizione” del tribunale del Lavoro di Gela che dovrebbe tutelare “forse” il diritto al lavoro prima del diritto al profitto.

Non ci fermeremo di fronte a questa sentenza. Andremo avanti fino ad arrivare al terzo grado di giudizio, se serve, e questo implicherà ulteriori spese e sacrifici, ma ne varrà la pena per portare avanti una battaglia personale ma anche per creare un precedente per altri lavoratori perseguitati dalla longa manus di chi prende e getta indiscriminatamente. Racconteremo la nostra storia a tutti: da Gela ad Aosta, ai media locali e nazionali perché vogliamo giustizia per noi e quanti verranno dopo di noi e confidiamo nei destinatari di questa lettera aperta affinchè ci aiutino nella battaglia sociale che ci intestiamo oggi a nome nostro e per tutti i lavoratori vilipesi come noi.

Grazie”

 

Giuseppe Carrara

Domenico Maganuco

Claudio Perrone

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