Cultura e Società

La beneficenza dà spettacolo: Scifoni a Gela ne ‘Le ultime 7 parole di Cristo’

La beneficenza dà spettacolo: Scifoni a Gela ne ‘Le ultime 7 parole di Cristo’

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Gela – Uno spettacolo di beneficenza in una serata di teatro e riflessione della Pastorale familiare: è la proposta della Diocesi di Piazza Armerina – Vicariato di Gela che ha scelto Giovanni Scifoni attore, scrittore, drammaturgo, regista teatrale e conduttore televisivo italiano che porterà in scena un suo monologo dal titolo ‘Le ultime sette parole di Cristo’

Nato a Roma, quarto di sei figli, inizia giovanissimo l’attività artistica studiando musica (pianoforte e canto) e recitazione, ma soprattutto come fumettista. Lungo e variegato il suo curriculum ma quello in cui si distingue Scifoni è la scelta di portare la fede in teatro e quest’anno lo fa a Gela il 3 maggio alle 21 al Teatro Eschilo per aiutare le famiglie bisognose della città.

 

Fede purissima, ateismo purissimo, superstizione purissima sono al centro di ‘Le ultime sette parole di Cristo’, l’appassionato e brillante monologo in cui un “cialtrone”, Giovanni Scifoni, attraversa con ironia i temi e i personaggi della spiritualità, scanditi dalle sette frasi evangeliche, che per sette volte sospendono il tempo e l’aria. Il cialtrone non si ferma mai, inonda lo spettatore di storie, leggende, baggianate, fregnacce, lo incalza con parole di cui sembra essersi perso il senso: peccato, misericordia, buona morte… Le infuocate prediche del canonico Rinaldo Deggiovanni, poi arriva Beda il venerabile, poi i Padri del deserto, pazzi e morti di fame, poi Dismas il buon ladrone, poi Dostoevskij, Bergman, lo spettacolo – in scena per 50 repliche alla Cappella Orsini a Roma e in numerose piazze italiane– riesce a raccontare la grande mistica con leggerezza, in un inarrestabile crescendo che cattura lo spettatore, al di là delle convinzioni personali, innescando la riflessione sulla nostra esistenza e sulla “gloria umana”. Anticamente, durante la liturgia del venerdì santo, le vetrate della cattedrale di Cadice venivano oscurate creando il buio, l’eclissi, come narrato nel Vangelo. Il vescovo saliva all’ambone e proclamava una delle ultime frasi pronunciate da Gesù prima di morire, poi si prostrava davanti al crocifisso e i fedeli meditavano con lui, qualcuno suonava uno strumento. E così sette volte. Col tempo la Chiesa ha perso quest’usanza, che torna a vivere in palcoscenico, dove due musicisti, Maurizio Picchiò e Stefano Carloncelli, evocano le antiche sonorità della tradizione cristiana e un uomo magro e barbuto, il cialtrone, si agita forsennato per lo spazio, prendendo spunto dalla liturgia quaresimale per investigare l’anima umana e il silenzio di Dio. Mio padre, Pino e Beatrice, Luciano, Fabio, il barbone logorroico di Narni, tante persone ho incontrato che non potevano fare a meno di parlare di Dio, gli scappava: appassionati, ossessionati, innamorati, esausti, nevrotizzati, felici. Tante ore, notti, ad ascoltare la loro versione delle cose: che faccia ha Dio, come si comporta, che tipo è, Dio. Dio nessuno l’ha mai visto. Scrivo questa piece nel maggio scorso su richiesta dell’orchestra Roma-tre, per il concerto di fine stagione al teatro Palladium di Roma. L’orchestra deve eseguire “Le ultime sette parole di Cristo” di F. J.Haydn, in occasione dell’anno commemorativo del compositore austriaco. Io scrivo il mio monologo raccontando storie e personaggi tratti dalla vita, gli incontri casuali, e soprattutto dal materiale che raccolgo da anni nel mio lavoro di ricerca, tra i testi sacri, gli scritti apocrifi, gli antichi sermoni sulle ultime sette parole di Cristo, i detti e fatti dei padri del deserto, la mistica medievale, le tradizioni, gli autori moderni. Dopo l’esperienza concertistica decido dare al lavoro una forma diversa, rinuncio all’orchestra e alla struttura “a concerto” per collaborare con il Mo Maurizio Picchiò e il Mo Stefano Carloncelli. L’evocazione sonora e timbrica del medioevo ha il potere immediato di far apparire quel gran carnevale di santi, di idioti, di cialtroni che ronzano nello spettacolo.

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